Gioco
Gli operai diventano imprenditori
A un anno dalla ripartenza la Nuova Bulleri comincia a dare lavoro: già due le persone assunte dalla cooperativa
CASCINA
Un passo ritrovato. Due assunzioni, nuove commesse e l’esigenza di spazi per la produzione che cresce. È il vero bilancio della Nuova Bulleri, che dice più dei numeri, anche questi col segno più, del primo anno di attività. È la storia degli operai della Bulleri Brevetti di Cascina che, dopo l'annuncio di chiusura della ditta, si sono riuniti in cooperativa e hanno fatto nascere la Nuova Bulleri. E così hanno ripreso a produrre macchinari per la lavorazione del legno. Un po’ operai e un po’ imprenditori.
Dopo la ripartenza c’è bisogno di correre. Il segno è l’aumento di capitale sociale, con l’ingresso della finanziaria Coopfond della Lega delle cooperative, 145mila euro che permettono di raddoppiare la dotazione. L’accordo è stato firmato lo scorso venerdì. «Un prestito partecipativo che porta liquidità e fa scattare un sistema di alleanze», sottolinea i presidente della coop Alberto Bulleri.
La cooperativa conta 25 soci che hanno versato centocinquanta euro a testa, tutti o quasi ex lavoratori rimasti senza impiego dalle vicissitudini che hanno investito la Bulleri Brevetti nel 2009. E di questi, undici sono stati assunti di nuovo, versando diecimila euro ciascuno per dare corpo al capitale sociale. Soldi trovati incassando una tantum l’assegno di mobilità. Chi è rimasto fuori, scaduto il periodo degli ammortizzatori sociali, è stato ricollocato in altre aziende della zona. Una decina quelli accompagnati alla pensione. «Ma in molti sperano di poter rientrare a lavorare qui», dice il presidente Bulleri.
Nel capannone si sta ultimando l’assemblaggio di un macchinario destinato a un mobilificio di Mosca, ma ce ne sono altri 6 in costruzione e di questi quattro già venduti. Piccoli numeri, che danno il segno della rinascita di un’azienda che negli anni d’oro sfornava anche un centinaio di macchinari all’anno.
Macchine a controllo numerico, capaci di lavorare a 5 assi. Legno, plastica e metalli leggeri come l’alluminio. Costo da un minimo di 40mila a 200mila euro. «La crisi la misuriamo sulla nostra pelle – sottolinea Bulleri –. Abbiamo clienti pronti a fare l’ordine che si vedono frenati dalle banche che non concedono il finanziamento per pagarci. Insomma, il mercato non ha le risorse necessarie per pagare quello di cui avrebbe bisogno».
La beffa che vale una rivalsa è confinata nel raggio di un centinaio di metri. È in questo perimetro che si trovano la sede della Nuova Bulleri e le ceneri del dismesso capannone. Da una parte ragnatele e buio pesto. Dall’altra la luce di chi si è lasciato alle spalle il tunnel della precarietà.
L’operazione industriale si regge su numeri impalpabili. «Almeno il 50% del capitale sono le competenze delle persone impegnate in questa avventura il resto sono i soldi che servivano per l’avviamento dell’attività», sottolinea Bulleri. Che aggiunge: «L’azienda non è mai stata della proprietà ma di queste persone. Ce l’hanno nella testa. La chiusura di questa realtà, oltre alla perdita dei posti di lavoro, avrebbe determinato la perdita di competenze».
L’orizzonte guarda all’Europa. In Francia, Spagna, Russia e Turchia le principali commesse. «Tutto si gioca nella presenza commerciale e nell’impegno che stiamo mettendo per far sapere che la Nuova Bulleri c’è – spiega il presidente –. Abbiamo investito molto per essere presenti alle fiere di settore e nella comunicazione, anche con un nuovo sito aziendale. La nostra cifra è che sviluppiamo e adattiamo il progetto sulle specifiche del cliente, di standardizzato non c’è pressoché niente».
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