Il Tirreno

Pontedera

«Sono sul lastrico per i tributi da pagare a Equitalia»

di Manolo Morandini
«Sono sul lastrico per i tributi da pagare a Equitalia»

Un imprenditore: «Non riesco a pagare le cartelle esattoriali perché non mi liquidano. Ma non interessa a nessuno»

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SANTA MARIA A MONTE

È un imprenditore in ginocchio Michele Fois. «Sono un evasore perché non riesco a pagare le cartelle esattoriali – dice –. Ma ad Equitalia se non mi hanno pagato i lavori che ho fatto non interessa. Anzi applicano interessi da usura, al 9%. Mentre se hai dei soldi in banca è grassa se ti danno il 2% lordo. Perché Equitalia si prende tutti questi interessi?».

La sua M&A Group Srl, azienda edile con sede a Pontedera, si è incagliata nelle secche di un cantiere edile a San Donato di Santa Maria a Monte. I sette addetti sono stati licenziati e l'impresa è in mano a un curatore fallimentare. Un’odissea che ha inizio a fine 2007, quando Fois spunta l'incarico per la costruzione di 2 edifici bifamiliari. Partono i lavori, crescono calce e mattoni. Fino a dare forma alle strutture e avviare le opere per gli impianti elettrici e idraulici. Poi tutto si ferma. «Ci sono state delle inadempienze contrattuali e il cantiere è stato sospeso», sottolinea l'imprenditore. Ne è nato un contenzioso con la proprietà, che lo ha portato alla porta dei carabinieri per querelare la controparte.

«Voglio giustizia, oppure volete che questa storia finisca come è finita per altri artigiani rovinati dai debiti, da Equitalia e dalla troppa burocrazia?». A San Donato il cantiere non si è fermato. Quelle case, a cui mancavano ancora molte opere, sono state terminate. Un avanzare dei lavori a cui Fois ha assistito impotente. «Ho provato a richiedere l'intervento delle autorità competenti, dalla polizia municipale all'ispettorato del lavoro, ma - dice l'imprenditore - nessuno si è mosso. Quel cantiere è a nome della mia impresa, nessuno poteva entrarvi o lavorarci senza essere autorizzato».

Si sente lasciato solo, Fois. L'impresa e il lavoro di una vita cancellati da una vicenda che a suo dire presenta molte ombre. «Com'è possibile che nessuno abbia controllato il cantiere se è lo stesso imprenditore a segnalare che ci sono delle irregolarità e delle persone a lavorare che lui neppure conosce?». Per mesi ha fatto la spola nei diversi uffici. E oltre all'inerzia ha in mano carte. «La Dichiarazione di inizio attività è rimasta a nome della mia impresa - afferma - Così tutte le altre pratiche».

Ecco ciò che della storia sembra assurdo. «Il committente mi richiese di realizzare delle opere extra capitolato senza poi corrispondermi i compensi dovuti - spiega Fois - Tutti soldi che ho anticipato». È da allora che l'imprenditore, dopo mesi di tira e molla, ha deciso di fermare i lavori e chiudere il cancello del cantiere.

La sfilza delle domande a cui vorrebbe trovare risposta è lunga. «Com’è possibile che il committente possa prendere possesso del cantiere con tutta le mie attrezzature e i materiali edili di consumo che dovevo ancora pagare?». E ancora «Perché altre ditte hanno lavorato nel cantiere usando la Dia aperta a nome della mia ditta? – si sfoga –. Per la polizia municipale e il Comune era tutto regolare, ma dovranno dimostrarlo in un tribunale. Anche il collaudo di abitabilità è stato fatto, quando avrei dovuto essere io a firmarlo».

In attesa che le sue denunce trovino un seguito, Fois non si nasconde. «Sopravvivo, facendo salti mortali per fare la spesa – dice –. Facendo soffrire la mia famiglia che mi sta vicina, mia moglie e mia figlia. Tutti gli altri mi hanno chiuso la porta in faccia, anzi si sono comportati come degli avvoltoi». Oltretutto sconta lo status di precario. «Per legge non sono disoccupato, risultando ancora l’amministratore della mia ditta. E così diventa difficile trovare un altro lavoro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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