Attenzione
Tre negozi chiusi in una settimana
Sos da via Palestro tra fondi sfitti e amarezza. Chi resiste: è veramente dura
PONTEDERA
Via Palestro affittasi. Un’estrema, triste sintesi questa di una manciata di metri nel centro di Pontedera dove la scorsa settimana ben tre attività hanno chiuso bottega. La stamperia, il negozio di design, l’attività di intimo che aveva aperto solo pochi mesi fa: uno stillicidio di vetrine buie, cartelli e fondi sfitti che dà nell’occhio.
«La situazione è a dir poco allarmante – dicono dal laboratorio orafo Meucci – noi continuiamo a sopravvivere proprio grazie al laboratorio e ai clienti affezionati che abbiamo. La crisi è vera e si tocca con mano, qualcuno provi a dire il contrario». L’oro resiste. Ma sono ridotti al lumicino i commercianti che resistono.
La strada è praticamente morta. Buia. Aveva creduto in quel bar Big Ben aperto a agosto da Caroline Isannah: è un african fast food. Dietro al bancone una mamma nigeriana che abita a Valtriano. «Abbiamo deciso di aprire il pomeriggio perché la mattina viene poca gente ed era solo una spesa, se la situazione continua a essere questa anche noi chiuderemo». Eppure la voglia di fare qualcosa di diverso c’è. Ogni venerdì e sabato dalle 1’etno-bar serve un aperitivo a base di finger food. Senza contare tutti quei piatti afro, come l’uncuobe pronto a farsi scoprire. «Noto da parte della gente tanta diffidenza – dice – Magari guardano dalla vetrina, vedono che il colore della pelle è diverse dal loro e non entrano. Quello che conta è ciò che uno ha intesta, vorrei anch’io dare la possibilità di far vedere quel che faccio».(f.s.)
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