Il Tirreno

Pontedera

Suicidi per colpa della crisi imprenditrice si ribella

di Manolo Morandini
Suicidi per colpa della crisi imprenditrice si ribella

Montopoli: Giuseppina Virgili è la presidentessa del comitato che organizza la fiaccolata in memoria delle vittime in programma il 9 marzo a Firenze

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MONTOPOLI

Una fiaccolata per far luce sugli invisibili. Quegli imprenditori così piccoli da far poco rumore quando le loro aziende finiscono inghiottite dal baratro della crisi. Giuseppina Virgili è una di quelle. La presidente del neonato Comitato piccoli imprenditori invisibili (www.copii.it), con cui dar voce a chi fino ad oggi non ne ha. L’imprenditrice di San Romano il 9 marzo sarà in prima fila a Firenze dove ha promosso l’iniziativa in memoria degli oltre duemila imprenditori morti suicidi dal 2008 ad oggi a causa delle difficoltà economiche. Più di cinquanta quelli che si sono arresi dall’inizio di quest’anno.

«Siamo un Comitato di disperati, che ha avuto difficoltà anche a reperire i 160 euro per registrare l’atto costitutivo dal notaio – afferma –. Ma la disperazione non è rassegnazione. È necessario unirsi per dar voce a situazioni, altrimenti, di disperazione invisibile. Non ci stiamo ad arrenderci. C’è negato qualunque sostegno economico e lottiamo per sopravvivere».

Piccola imprenditrice del settore abbigliamento il suo calvario è iniziato nel 2008, quando si vede negare un fido di 30mila euro con cui avrebbe potuto dare ossigeno alla sua attività, che solo un anno prima aveva un giro d’affari intorno ai 500mila euro. «E ciò a fronte di garanzie per l’80% da un consorzio fidi».

Non si è mai vergognata, la cinquantenne Giuseppina. La sua odissea la vive a viso aperto. Tra le mura della casa di San Romano, quella del padre ottantenne che con la sua pensione tira avanti la figlia e la nipote. «Chi mi prende a lavoro? Da imprenditrice senza più azienda figuro come precaria e non disoccupata», sottolinea con un sorriso amaro. E una rabbia covata per ore che sono diventate anni. Quattro quelli passati in prima linea. Di lotta e provocazione. Dallo sciopero della fame e della sete alla messa in vendita dei proprio organi, cuore compreso, per far fronte ai bisogni della famiglia.

«Non sono mai finita nelle mani di un usuraio solo perché non ho saputo trovarne uno». E aggiunge: «nella disperazione uno fa di tutto, fino ad arrivare al suicidio. Poco alla volta vedi crollare tutto quello che hai costruito, incapace di tenere il passo con tasse, la concorrenza, la globalizzazione. E ti vedi portare via la casa dopo 30 anni di lavoro, perché i clienti non pagano e i creditori non concedono eccezioni».

Col Comitato Virgili prova a dare una svolta alla sua storia che è comune a molti. «Tra gli oltre duecento soci abbiamo negozianti, ristoratori, artigiani, professionisti a partita Iva e anche dei lavoratori dipendenti, perché senza impresa non c’è pane per nessuno». lei ha sempre camminato a testa alta. «Non ho nulla di cui vergognarmi e alla mia dignità ci tengo».

Virgili è la presidente del Comitato che ha referenti anche in Lombardia, Piemonte, Umbria, Puglia e Veneto. «Chi si rivolge a noi sa di parlare a persone che hanno attraversato lo stesso calvario, si sentono accolti e non giudicati. Perché dietro a un fallimento c’è quello di una vita, conosco persone che per settimane hanno continuato a far finta di andare a lavorare nonostante l’azienda non l’avessero più». I nodi. «Le storie hanno tutte un inizio che p simile. I clienti che non ti pagano, le banche che tolgono i fidi e alla fine non riesci a far fronte agli impegni. Arrivano le tasse e le cartelle esattoriali mentre tu per recuperare un credito dovresti affidarti ai tempi lunghi della giustizia civile».

L’idea è di fare massa critica. «Sostenerci a vicenda e far conoscere la nostra situazione di micro-imprenditori, delle difficoltà che dobbiamo affrontare e della totale assenza di tutele. L’unico nostro welfare sono i genitori con le loro pensioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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