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Salgono a ottocento le firme contro l’impianto a biogas

Salgono a ottocento le firme contro l’impianto a biogas

SANTA MARIA A MONTE C'erano quasi 150 persone sabato pomeriggio all'appuntamento sull’impianto a biogas, organizzato dal comitato “Salute e ambiente” al circolo Arci di San Donato. L'iniziativa,...

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SANTA MARIA A MONTE

C'erano quasi 150 persone sabato pomeriggio all'appuntamento sull’impianto a biogas, organizzato dal comitato “Salute e ambiente” al circolo Arci di San Donato. L'iniziativa, sulla scia di una protesta che conta 800 firme raccolte, si è avvalsa della partecipazione di esperti e rappresentanti dell'associazionismo. Presenti il docente di scienze agrarie all'Università degli Studi di Milano Michele Corti, il dirigente del modulo di epidemiologia dell'azienda Usl di Ferrara Aldo De Togni, Giuliano Meini dello Slow Food di Pisa e Marco Ricci di Legambiente Pisa. Sul banco degli imputati, secondo Corti, la stessa argomentazione dell'”utilità energetica” di queste centrali. «Oltre ad essere rischiose per l'equilibro e la vita dell'agricoltura, che a seguito della costruzione di questi impianti si ritrova a confrontarsi con un mercato stravolto, il tutto non regge nemmeno dal punto di vista dell'efficienza energetica – ha spiegato il professore –. Questo perché se consideriamo tutta la filiera, compresi i trasporti dell'insilato e gli effetti sulla produzione di alimenti che dovranno arrivare da fuori zona, senza contare l'efficienza di queste tecnologie che di solito è decisamente bassa e in certi casi è rappresentata da motori marini riadattati, il bilancio energetico è pari a zero, spesso persino negativo. L'unico motivo per il quale vi è rendita dal punto di vista economico è che la poca elettricità prodotta è venduta a prezzi molto alti, in virtù degli incentivi in vigore». Di rischi non gravi ma comunque potenzialmente pervasivi parla invece De Togni. «L'impatto generale di questi impianti sulla salute è basso, se confrontato con altre fonti di energia, ciò non toglie che se gli effetti sono meno gravi, quelli lievi possono diffondersi e riguardare, invece, una vasta area di popolazione – ha affermato il dottore –: ossidi di azoto e zolfo, carbonio organico, nanoparticelle e spore batteriche aumenteranno le loro concentrazioni nell'aria e questo probabilisticamente favorirà disturbi come irritazioni di occhi, naso e fenomeni come l'asma».

Nilo Di Modica

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