Il dolore
Autopsia sul sub morto la sicurezza nel mirino
Iscritto nel registro degli indagati il titolare della società per cui lavorava Vezzani Grassi: «I nostri sommozzatori sono tutelati da procedure a norma di legge»
di Mario Moscadelli
SAN MINIATO
Omicidio colposo. Il sostituto procuratore Massimo Mannucci ha aperto un fascicolo ipotizzando questo reato per la morte di Francesco Vezzani, il sommozzatore professionista originario di San Miniato (dove risiedono tuttora la madre e la sorella) morto l’altra mattina a un miglio e mezzo davanti Punta Righini.
Il sub, 38 anni, nato a San Miniato e residente a Castelfiorentino, stava lavorando a un ondametro per conto della 40 South Energy. Come da prassi, visto che sul cadavere di Vezzani il magistrato ha disposto l’autopsia, il titolare della società (con sede legale a Londra e operativa a Pisa) è stato iscritto tra gli indagati. Contattata telefonicamente, preferisce restare in silenzio la moglie del sub, Elisa.
Le indagini. Il primo passo per fare luce su quanto successo in mare intorno alle 10,30 di giovedì sarà l’autopsia su Vezzani. Il pm, ieri, ha conferito l’incarico al medico legale Luigi Papi, che stamani eseguirà l’esame all’obitorio di Rosignano Marittimo. La salma poi sarà restituita alla famiglia. Lo stesso magistrato non esclude altre perizie tecniche, visto che la legislazione in tema di sicurezza durante le immersioni è piuttosto complicata.
La società si difende. «Sulle nostre immersioni abbiamo un piano-sicurezza che corrisponde in pieno alla normativa». Michele Grassi, fondatore e titolare della 40 South Energy, rimanda al mittente le accuse sulla sicurezza in mare adottata dalla sua società. «La nostra azienda - spiega Grassi – adotta un piano di sicurezza che addirittura non prevede quello che in gergo viene chiamato “fuori curva” durante l’immersione. Dunque, una misura che riduce davvero al minimo i rischi. Inoltre Francesco, tra l’altro responsabile della sicurezza, era dotato come da prassi di un computer che segnala i tempi dell’immersione». Grassi conosceva Vezzani dal 2007. «Abbiamo praticamente iniziato insieme – dice Grassi – a lavorare al progetto di estrazione di energia dalle onde. Mi ricordo che un giorno andai a Marina di Pisa in cerca di un sub professionista. Mi indicarono Francesco e fu una giusta indicazione: era il nostro uomo migliore, scrupoloso e preciso. Inoltre, con lui condividevo anche una bella amicizia. Dunque, mi fanno male certe affermazioni su nostri standard di sicurezza in mare».
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