Il Tirreno

Pontedera

Firme contro lo shopping selvaggio

di Andreas Quirici
Firme contro lo shopping selvaggio

Gli esercenti Confcommercio continueranno a rispettare l’ordinanza del Comune: «Nessuna apertura domenicale in più»

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PONTEDERA

I negozianti della Confcommercio stanno con il Comune e con il sindaco Simone Millozzi. Nella riunione dell'altra sera sulla liberalizzazione degli orari e delle aperture domenicali, è stata presentata una lista di 53 attività commerciali che si atterranno al calendario stabilito con il Comune. Il tutto, però, aspettando il pronunciamento  della Corte Costituzionale a cui ha rimandato la sentenza del Tar sul ricorso fatto da alcune grandi catene di distribuzione.

«Nel frattempo i negozi di Pontedera rispetteranno le disposizioni del Comune», ha spiegato il presidente di Confcommercio-Valdera Gimmi Sacatassa. Anche se le numerose catene presenti nel centro storico hanno già fatto capire che manterranno sempre aperti i loro punti vendita. L'incontro dell'altra sera serviva proprio a trovare una posizione più o meno unitaria per informare la clientela su cosa dovrà attendersi da uno dei centri della Toscana più votati al commercio. Nel pomeriggio, prima della riunione, un gruppo di commercianti si era già incontrato per raccogliere firme sul “no” all'apertura selvaggia e indiscriminata dei loro negozi. Una lista di 43 esercizi a cui se ne sono aggiunti altri 10 in serata e che forma lo zoccolo duro del commercio pontederese del centro.

«Il sindaco Simone Millozzi – ha detto Sandro Cini di Confcommercio Valdera – è stato il primo a fare un'ordinanza contro le liberalizzazioni imposte dal governo Monti in fatto di aperture degli esercizi commerciali e di questo gliene diamo atto. Noi abbiamo intenzione di continuare a mantenere la posizione di sempre, in base alle necessità dei nostri associati».

Che infatti si sono schierati tutti (almeno quelli presenti alla riunione e che hanno firmato il foglio della lista) contro l'apertura indiscriminata. E i motivi sono quelli di sempre: essenzialmente la qualità della vita di chi lavora nei negozi, ma anche un concetto piuttosto diffuso: «Rimanendo sempre aperti non si incassa di più, ma si spende di più. E lo vediamo spesso durante le aperture domenicali, quando in centro c'è tanta gente, ma in pochi comprano. Le persone spendono di più se hanno i soldi in tasca. E in questo momento non ce li hanno». Tante le domande degli esercenti a cui è difficile dare una risposta, perché si tratta di un argomento che scavalca il livello locale, visto che poi le decisioni vengono prese a Roma. Poi c’è l'aspetto legislativo, ma anche quello legato alle grandi catene che a Pontedera hanno aperto un buon numero di negozi. Alcune commesse presenti alla riunione, infatti, hanno lasciato intendere che dovranno rispettare i voleri dei proprietari. «Non possiamo farci niente – hanno spiegato – perché con i turni a rotazione fra le dipendenti riescono a mantenere aperto il negozio praticamente sempre». Alcuni anche la domenica mattina. Discutibile il fatto se convenga o meno a una grande catena rimanere aperta in un centro storico deserto perché tutti gli altri sono chiusi. Ma la questione si vedrà successivamente. I centri commerciali, poi, sono un altro aspetto del problema, visto che molti negozianti presenti alla riunione hanno le loro attività proprio nelle grandi strutture aperte nelle periferie. La Coop, per esempio, da domenica rimarrà sempre aperta, stando a quanto emerso dall'incontro, perché si tratta di fare concorrenza a Pam (che era tra quelli che aveva fatto ricorso al Tar). Anche la galleria del Cineplex dovrebbe cominciare ad aprire la domenica dal mese di marzo, ma una domanda finale è emersa dalla discussione da parte di un esercente: «Se dovremo stare aperti sempre avremo bisogno anche di maggiori servizi come il bus navetta, l'anagrafe, le banche, le poste e anche gli asili. Siamo sicuri che cambierà qualcosa?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA  

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