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Fotovoltaico, la sentenza sarà semplificata

Fotovoltaico, la sentenza sarà semplificata

Già entro i primi giorni di marzo il Tar dovrebbe decidere la sorte degli 8 impianti di San Miniato Basso

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SAN MINIATO

La decisione dovrebbe essere rapida e definitiva. Già entro i primi giorni di marzo, probabilmente, il Tar di Firenze deciderà la sorte dei quattro impianti fotovoltaici di San Miniato Basso, congelati da una diffida della Provincia con l'accusa di non aver rispettato i termini per l'inizio dei lavori. Martedì, di fronte al Tribunale amministrativo regionale, si è tenuta la prima udienza del ricorso presentato da Fedi Impianti, l'azienda fiorentina incaricata di realizzare i quattro campi fotovoltaici, che da subito aveva contestato il provvedimento della Provincia. Il tribunale, di fronte ai legali delle parti in causa, ha deciso di procedere verso una sentenza in forma "semplificata". In pratica, anziché emettere una prima ordinanza per la sospensione o la riconferma della diffida provinciale, arrivando poi a sentenza entro un anno, il Tar ha preferito prendersi qualche giorno in più per arrivare subito ad una sentenza che sarà definitiva, almeno in primo grado. Nel giro di qualche giorno, quindi, al massimo poche settimane, sapremo se il cantiere del fotovoltaico potrà effettivamente riaprirsi oppure se il blocco verrà riconfermato.

Gli avvocati presenti all'udienza hanno esposto, a turno, le ragioni delle singole parti coinvolte nella vicenda. Una discussione lunga e a tratti accesa. I legali dell'azienda hanno ribadito l'illegittimità della diffida in quanto basata sulla normativa edilizia, anziché sulla legge 387 che regola gli impianti di energia da fonti rinnovabili. In merito ai termini per l'inizio dei lavori, Fedi Impianti ha sostenuto che la scadenza giuridica decorra dall'ultimo giorno di pubblicazione sull'albo pretorio del Comune, e non dalla scadenza fissata dalle autorizzazioni. Un termine ininfluente, quindi, ma comunque rispettato secondo la ditta, che avrebbe mostrato al Tar anche alcune foto relative a lavori preliminari condotti alcuni giorni prima della diffida. Da parte della Provincia, invece, si è ribadito che le attività materiali non erano affatto avviate al momento del blitz della polizia provinciale. I legali dell'ente hanno anche sottolineato l'assenza, nel materiale fornito dall'azienda, della documentazione relativa all'analisi sul rischio idraulico dell'area e sulla distanza dalle strade. All'udienza erano presenti anche i legali delle famiglie che contestano la messa in opera degli impianti, e che hanno deciso di costituirsi in giudizio a sostegno della diffida provinciale. Difficile avanzare previsioni. Quel che è certo è che entrambe le parti in causa sembrano decise ad andare fino in fondo, pronte ad impugnare nuovamente la questione, da una parte o dall'altra, di fronte ad un'eventuale sentenza negativa.

(g.p.)

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