Sicurezza
Le selezioni? Meglio affidarle alla regia del Centro Impiego
Sul “derby delle assunzioni” il sindaco di Crespina annuncia il criterio suggerito per il mega outlet di Lavoria
PONTEDERA
Fondamentali per fidelizzare i dipendenti, ma non certo per selezionarli. Quei venti minuti da casa a lavoro, necessari per bussare alla corte del colosso del mobile svedese non convincono. Sia chi dà voce ai cittadini certi di stare nei tempi che chi deve fare qualche sforzo in più.
«Se deve esserci un criterio di priorità deve valere per chi ha perso il lavoro, ma tutti devono avere la possibilità di candidarsi». Non ha dubbi il sindaco di Crespina Thomas D’Addona, che guarda alla querelle pisana come a un’anticipazione di ciò che potrebbe veder scoppiare in casa propria. Nel suo territorio promette di arrivare in tempi analoghi all’Ikea di Pisa un mega outlet, con numeri che fanno il paio. Circa 500 le persone che troveranno un impiego nei negozi di Lavoria. E già arrivano pressioni e curriculum.
«Alla fine a decidere chi assumere è chi paga lo stipendio - sottolinea D’Addona –. E ciò anche fatta salva la volontà di un sindaco di portare avanti i propri cittadini. Non si può seguire come unico criterio quello del confine amministrativo. Anche perché chi vive a Modena ci pensa da sé a non presentarsi».
Numeri che fanno il paio ma in realtà diverse. «A Crespina per fortuna e per le dimensioni del comune non ci sono certo 400 disoccupati – spiega il sindaco –. Non è certo la situazione di una città grande come Pisa. Per l’outlet nelle assunzioni è stato scelto di dare priorità ai comuni limitrofi. Ma per garantire un criterio aperto ho proposto alla proprietà di affidare le selezioni al Centro per l’impiego della Provincia».
La selezione in base ai chilometri è figlia della crisi. Non ha dubbi il sindaco di Cascina Alessio Antonelli. Nel suo territorio in anni d’oro ha aperto il centro commerciale I Borghi, con tanto di Ipercoop e altri grandi magazzini. «Ci sono persone che arrivano da fuori comune per lavoro, un po’ da tutte le parti», dice. Ma non si nasconde: «A condizione di parità è ovvio che una città privilegia i propri residenti». Dove sta la pietra dello scandalo? «Il criterio dei 20 minuti fa sorridere però si tratta di una scelta che un tempo poteva apparire più accettabile mentre oggi è giudicata bizzarra perché è figlia della situazione economica che stiamo vivendo. Della fame di lavoro».
Eppure i cascinesi nell’arco di tempo che dovrebbe servire per presentarsi puntuali alla porta di Ikea ci rientrano alla grande. «Pisa con noi e gli altri Comuni limitrofi sta ragionando in una logica di comprensorio, di città da 200mila abitanti – sottolinea Antonelli –. Ikea deve essere una ricchezza per tutti perciò l’approccio dei 20 minuti non è adeguato». Un limite che potrebbe tagliare fuori parte dei vicaresi. «La territorialità è uno dei criteri ma non può essere il principale, ci sono anche la professionalità e le competenze – afferma il sindaco di Vicopisano Juri Taglioli –. La questione sarà affrontata a livello dei Comuni dell’area pisana. Non possono esserci cittadini di seria A e altri di serie B».
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