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la replica alle polemiche

Ikea: «Non assumiamo col cronometro in mano»

Ikea: «Non assumiamo col cronometro in mano»

PISA Quando, ore 16 di ieri, Ikea Italia dichiara in modo ufficiale che «non fa parte della nostra metodologia selezionare personale in base alla distanza dalla loro residenza» cominciano i sudori...

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PISA

Quando, ore 16 di ieri, Ikea Italia dichiara in modo ufficiale che «non fa parte della nostra metodologia selezionare personale in base alla distanza dalla loro residenza» cominciano i sudori freddi in molti palazzi della politica: ci vorrà un intero pomeriggio di telefonate in tutta la penisola (e molte tazze di caffè) per capire alla fine che «forse c’è stato un equivoco e non ci siamo capiti». Ma, intanto, tutto il circo si era già messo in moto.

Lunedì la polemica era stata solo del sindaco del Comune di Pontedera, Simone Millozzi: se si pone il paletto dei 20 minuti da casa, vuol dire che ci vogliono escludere. Ieri si sono aggiunti tanti suoi colleghi in provincia. Alla fine si capirà una realtà quasi ovvia: i dipendenti di Ikea Pisa non abitano... a Palermo. Però «non c’è una regola».

Ma veniamo alla cronaca della giornata. Nel primo pomeriggio, contattata da Il Tirreno, Ikea Italia spiega che «i requisiti richiesti ai candidati sono esperienza, competenza e predisposizione a servire la clientela». Stop. Ma la questione dei 20-30 minuti riportata dal sindaco Filippeschi e dall’assessore all’urbanistica Cerri? Il responsabile della comunicazione di Ikea, Valerio Di Bussolo, non era in città ad ottobre quando ci sono stati i primi abboccamenti tra Comune e il marchio del mobile low-cost: quindi non sa cosa è stato detto, ma per certo può confermare che «non assumiamo in base alla distanza».

Consultando le “carte” del passato, si scopre che nella lettera inviata da Filippeschi al responsabile italiano di Ikea, Alessandro Paglia (il 5 ottobre 2011, protocollo 39055), mai si parla di paletti sulle persone da assumere (distanze comprese). Anzi, il sindaco auspica «la realizzazione di produzioni che interessino le esigenze commerciali della società, in larga scala e per tipicità territoriali». È un invito a non chiudere la porta alle esigenze del comprensorio del mobile (da Cascina alla Valdera) che potrebbe risultare penalizzato dall’arrivo del marchio giallo e blu. A novembre, ad incontro avvenuto, tutti gli organi di informazione riportano una frase di Paglia: «Prevediamo almeno 300 assunzioni, quasi esclusivamente locali, con personale in grado di raggiungere il posto di lavoro in tempi rapidi, non più di 20-30 minuti».

Interpellato ancora Di Bussolo, questi rivela che Ikea Italia «cerca di garantire una buona qualità della vita ai suoi dipendenti: dunque capita, ma non è una regola, che sia interesse sia nostro che loro vivere vicini all’insediamento».

L’ultima (per ora) puntata del thriller Ikea termina così.

Gianluca Campanella

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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