Sicurezza
Aperture domenicali i commercianti fanno muro: inutili
Vince il no: la crisi non si combatte lavorando sempre La Galleria Cineplex dissente: occasione per i nostri negozi
PONTEDERA
La tradizione vince sulla rivoluzione. E la libertà di shopping, sempre e comunque fa tremare i commercianti. «La crisi del commercio non si risolve restando sempre aperti». «Siamo contrarissimi alle aperture domenicali a ripetizione, la torta da spartire è sempre quella, inutile incrementare orari e giorni». «La domenica è un momento per stare in famiglia e coltivare i propri hobby». Sono diverse le motivazioni dei commercianti del centro di Pontedera, ma uguale è lo spirito: no alla liberalizzazione di orari e aperture.
E’ la maggioranza che parla. Che quasi riduce al lumicino la voglia di provarci, per esempio delle due titolari di Latte e Mente, negozio di calzature e abbigliamento baby di via Roma. «Ci vuole sacrificio – dicono – ma è chiaro che il contesto è cambiato e bisogna darsi da fare per restare al passo con i tempi, altrimenti non ci dobbiamo lamentare». Elisa e Francesca sono due imprenditrici giovani, pensano che creare nei clienti la certezza che la domenica a Pontedera si possa trovare un salotto buono, con le vetrine alzate e illuminate, possa portare giovamento a tutti.
Sulla scia del caso Panorama, a Pontedera il dibattito è aperto. E acceso. Positiva la posizione della galleria Cineplex, 18 negozi all’interno, oltre 100 dipendenti e presenze che si aggirano sulle 500mila persone all’anno che vanno nella struttura per il cinema. «A noi la cosa interessa – spiega la direttrice Patrizia Cancellieri – Se si pensa che domenica pomeriggio nella struttura sono venute 4mila persone, crediamo che se i negozi restano aperti gioverebbe a tutti. Ci siamo riuniti con gli operatori più volte, l’approccio è refrattario, ma spero che qualcosa cambi».
Anche a Pontedera, nel centro, la discussione è calda. E domani alle 21.30 nella sede di Confcommercio ci sarà proprio un incontro degli operatori del centro storico per fare chiarezza e trovare una sintesi dei diversi umori. Intanto quello che si tocca con mano, facendo un giro nel cuore della città, è un generale dissenso. «Gestisco il negozio personalmente, senza dipendenti e se sto aperta le domeniche non ho più tempo per la famiglia. Senza contare che gli incassi che facciamo la seconda domenica del mese ci danno la prova che non vale la pena», dice la sua la titolare del negozio di abbigliamento Sofì in via Roma, Ilaria Tamberi. Stessa posizione dal vicino negozio di sport Backside e da Alta Moda Maria. «Se dovessimo mettere una dipendente solo per la domenica non riusciremmo a pagarla». È un no assoluto quello che arriva da Mariagrazia Capitani, al timone del trentennale negozio di abbigliamento Alcazar, in corso Matteotti: «La gente non compra più i giorni normali perché dovrebbe farlo nei festivi». Più possibilista il collega Marco Chiarugi dello storico negozio di abbigliamento: «Bisogna guardare quel che fanno gli altri – dice – non si può pensare di risolvere la crisi stando aperti sempre. Sicuramente il mondo del commercio è cambiato e qualcosa bisogna fare per smuoverlo». Per quanto riguarda i franchising, al di là dell’opinione dei dipendenti che starebbero volentieri a casa, il verdetto è rimandato ai titolari. E con tutta probabilità resteranno aperti. sSempre.
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