Finanza
«Ci voleva la Via» La parola al Tar
Pirogassificatore: in un affollato consiglio comunale aperto è stato illustrato il ricorso presentato al tribunale regionale
CASTELFRANCO
Una sala gremita è stata teatro ieri mattina della presentazione ufficiale del ricorso al Tar promosso dal Comune di Castelfranco di Sotto contro il pirogassificatore, in un consiglio comunale aperto organizzato ad hoc alla presenza dei legali nominati dall'amministrazione e del tecnico incaricato, nello specifico gli avvocati Piera Tonelli e Natalia Princi dello studio fiorentino Gracili e l'ingegner Andrea Profeti.
Occasione nella quale i dettagli dell'azione del Comune, depositata da alcuni giorni presso il Tribunale regionale in attesa dell'udienza preliminare di martedì prossimo, sono stati resi pubblici di fonte ad una platea in cui erano presenti, in forza, anche esponenti del Comitato Antinquinamento. Il tutto al cospetto dei sindaci dei Comuni di Santa Croce, Santa Maria a Monte, Montopoli e dell'assessore Chiara Rossi per il Comune di San Miniato; tutti in qualità di partecipanti al ricorso castelfranchese. Molte, anzi moltissime le criticità che i due legali hanno riscontrato in tutto l'iter autorizzativo che ha portato lo scorso 23 dicembre al nulla osta al progetto della Waste Recycling. Un lungo elenco che compone il corpo del ricorso e tocca tutti i momenti salienti del procedimento, con l'intento di dimostrare l'illegittimità tanto della non assoggettabilità a Via (Valutazione d'impatto ambientale), tanto l'intervento della Regione Toscana in virtù della legge 35, fino a colpire il cuore dell'autorizzazione: la conferenza dei servizi.
In generale, oltre a numerose carenze sul piano delle motivazioni non addotte di volta in volta quando si è deciso di non prendere in considerazione l'esito del processo partecipativo, specie in sede regionale, c'è anche il nodo della legge 35 e della sua applicabilità al caso castelfranchese. Specie quando le osservazioni della Regione sono giustificate dalla natura "strategica" di un impianto che, al tempo stesso, non è considerato così rilevante da motivare una Via. Fondamentale sarà inoltre tutto il filone legato alle due diverse versioni del progetto che hanno calcato la scena dell'iter autorizzativo: quello originario, che descriveva un impianto a tempo indeterminato e quello invece successivo, in cui la Waste proponeva una sperimentazione a tempo stabilito (un anno). Questi due progetti infatti divergono per molti aspetti: finalità (trattare rifiuti provenienti dalla sola piattaforma Waste nel primo caso, occuparsi anche di quelli della Ecofor di Gello nel secondo), miscele utilizzate, potenzialità di trattamento, rendimenti, consumi, eccetera. Divergenze tali da richiedere, secondo i legali, un vero e proprio iter per l'impianto sperimentale, che avrebbe dovuto quindi ripartire da zero e seguire un percorso molto diverso.
Tutti dettagli tecnici che saranno analizzati nelle prossime settimane, a partire innanzitutto dal primo obiettivo della sospensione dell'autorizzazione. Finalità che tutta la maggioranza, per bocca del segretario comunale del Partito Democratico Federico Grossi, fa sua ribadendo ancora una volta la propria posizione.
Al centro di molti interventi, anche la questione della pianificazione territoriale in materia di rifiuti. «Con questo ricorso – ha evidenziato Grossi – il Comune vuole rimettere al centro del dibattito anche questo, ovvero la necessità di porre in primo piano la possibilità per l'amministrazione di avere un ruolo principale nella gestione dei processi, che oggi troppo spesso si realizzano all'interno di una dinamica in cui la politica ha le mani legate».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
