Lutto
«Nuovo inceneritore forse nascosto dietro al biogas»
L’allarme di Maurizio Lucchesi (Udc), la cui interpellanza sull’impianto di San Donato verrà discussa questa sera
SANTA MARIA A MONTE
Torna in consiglio comunale la questione della centrale a biogas a San Donato. Con un'interpellanza che dovrà essere discussa nella seduta di questa sera, dalle 21,15, il consigliere dell'Udc Maurizio Lucchesi riporta sulla scena le numerose preoccupazioni circa l'impianto progettato dalla ditta Prati. In particolare, oltre a denunciare che «né il sindaco né l'assessore preposto hanno avuto né la dignità né il rispetto di dare le dovute risposte alle domande fatte in questi mesi», l'attenzione del consigliere si concentra soprattutto sul pericolo da molti paventato che l'autorizzazione a questo genere d'impianto funga da "cavallo di Troia" per altri interessi, tutti legati allo smaltimento dei rifiuti. «La centrale a biogas non è altro che una struttura di trattamento di rifiuti, anche se agricoli sempre rifiuti sono – scrive Lucchesi nell'interpellanza –. Inoltre, nessuno ad oggi ha smentito la possibilità tecnica di una sua possibile riconversione in gassificatore (ovvero inceneritore) mediante la sostituzione o la modifica del primo stadio ed altri piccoli accorgimenti. Passaggi tramite i quali potrà essere prodotto syngas dai rifiuti speciali ed urbani, che sostituirà il biogas prodotto dai rifiuti agricoli. Quella struttura dunque potrebbe diventare a tutti gli effetti un inceneritore, con il dubbio di vedere percorrere una corsia più snella per il rilascio dell'autorizzazione». Eventualità in realtà rigettata in più occasioni anche negli eventi pubblici, tanto dai tecnici chiamati dal comitato quanto da quelli invitati dall'amministrazione, ma che continua a non far dormire sonni tranquilli agli esponenti del fronte del no. Una diffidenza certamente alimentata anche dai fatti di Castelfranco con il pirogassificatore della Waste, esplicitamente ricordati dal consigliere dell'Udc al fine di richiedere al Comune una maggiore attenzione agli strumenti urbanistici utili ad impedire il proliferare di queste attività. «La volontà popolare di S. Maria a Monte è fortemente ostile al trattamento termico dei rifiuti per un'infinità di motivi – sottolinea Lucchesi –. Già altre amministrazioni hanno prevenuto situazioni di criticità: vedi Monopoli e Vicopisano, che si sono dotati in tempi congrui di strumenti urbanistici o altro per impedire il trattamento termico sul proprio territorio. Proprio come fece prima il sindaco di S. Maria a Monte Sisto Marinai per impedire la proliferazione delle conce a favore dell'ambiente e della salute».
Nilo Di Modica
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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