Sicurezza
La Uilm e i Cobas «Si faccia chiarezza» Lunedì il verdetto
PONTEDERA Ci sarà lunedì, probabilmente, la decisione della Piaggio sulla vicenda dei collaudatori sospesi. In tutto sono cinque: l’accusa è quella di essersi fermati, durante la loro escursione con...
PONTEDERA
Ci sarà lunedì, probabilmente, la decisione della Piaggio sulla vicenda dei collaudatori sospesi. In tutto sono cinque: l’accusa è quella di essersi fermati, durante la loro escursione con gli scooter, in un circolo, nella frazione di Parossi. Sulla vicenda, però, si moltiplicano gli interventi dei sindacati. «Si vorrebbe far intendere che un gruppo di lavoratori in orario di servizio se ne stava seduto al bar a rubare lo stipendio»,così i Cobas entrano nel merito della vicenda. «I fatti sono diversi – proseguono i Cobas – quei lavoratori si sono fermati per bere una bibita calda con le temperature sotto lo zero, con le strade ghiacciate che sono una minaccia alla sicurezza dei collaudatori. E’ necessario contestare l' organizzazione del lavoro di questi collaudatori che sfugge ad ogni regolamentazione. Non si capisce la ragione per la quale Piaggio non abbia una pista interna di collaudo, né perché il collaudatore non abbia diritto a pause in assenza di procedure scritte che consentano di effettuare soste e pause soprattutto quando le condizioni atmosferiche risultano proibitive», concludono, per i Cobas, Antonio Piro e Federico Giusti.
Interviene anche Marcello Casati (Uilm-Uil). «Spesso i fatti mediatici, sfociano in accuse ingiuste e sproporzionate mentre altri atteggiamenti, assai più gravi, si fanno passare in silenzio e senza colpo ferire. Sosteniamo che le relazioni tra sindacato e Azienda, devono essere più forti di sempre. Invece si è scelta la strada dello scontro, di chi ritiene di avere la ragione . Quanto successo nel 2001, quando altri collaudatori furono trovati in locale delle Badie e dopo una serie d’incontri e verifiche fu deciso dalla Piaggio di farli scendere dai veicoli ma conservandogli il posto di lavoro. Per queste ragioni, come Uilm, chiediamo che il Presidente debba anche ascoltare le nostre considerazioni».
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