Il Tirreno

Pontedera

Pontederese il primo a far testimoniare un computer in aula

di Cristiano Marcacci
Pontederese il primo a far testimoniare un computer in aula

Dalla Costa Concordia al Moby Prince: Massimiliano Pinucci ricostruì al pc in tribunale la tragedia nelle acque di Livorno

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PONTEDERA. Fiumi di lacrime, testimonianze infinite, versioni contrastanti, misteri che si rincorrono e si annullano l’un l’altro, la verità che appare sempre di più come un’oasi nel deserto, il dramma che è destinato a rimanere tale per un’eternità e a continuare a scavare e a scuotere gli animi e le coscienze. Quel gigante spiaggiato davanti all’isola del Giglio è una tragedia ancora calda, che nel contempo riporta alla superficie della disperazione collettiva quel che successe il 10 aprile 1991 nel mare antistante Livorno, quando nel rogo del traghetto Moby Prince, in seguito alla collisione con una petroliera, morirono ben 140 persone. I ricordi dolorosi riaffiorano in pochi secondi in ciascuno di noi.

Figuriamoci cosa può succedere nella mente di Massimiliano Pinucci, 46 anni, docente universitario e designer pontederese, il quale all’epoca visse l’intera ricostruzione dei fatti e dell’incidente durante il lunghissimo processo. Pinucci, infatti, è stato infatti il primo in Italia a far entrare dalla porta principale di un tribunale il computer e i relativi programmi di grafica applicata. In quegli anni, solamente l’allora pubblico ministero Antonio Di Pietro, ai tempi della famosa inchiesta di “Mani pulite”, si era limitato a proiettare qualche filmato in un’aula di giustizia.

Massimiliano Pinucci fece di più, molto di più. La sua opera di consulenza e i suoi contributi furono determinanti ad abbattere in parte quel muro di nebbia che ancora oggi avvolge la vicenda. «In quegli anni – racconta Pinucci – avevo uno studio di comunicazione e lavoravo essenzialmente per Piaggio. Venni chiamato dal gruppo di consulenti che lavoravano per i figli di Chessa (Ugo era il comandante della Moby Prince, ndr) ed entrai a far parte del team di esperti. Per fortuna, le mie conoscenze tecnologiche ed informatiche erano già abbastanza all’avanguardia e mi permisero di arrivare a portare in tribunale la ricostruzione visiva in 3D di numerose fasi dell’incidente attraverso l’uso del computer grafica, comprese anche alcune ipotesi sulle origine del disastro, tra cui quella della bomba a bordo del traghetto».

Per due volte, Pinucci è stato chiamato direttamente in aula ad illustrare il suo materiale. «Ci ho lavorato – ci spiega - per ben sette anni, attraverso riunioni-fiume con periti, consulenti e testimoni che servivano poi per integrare i filmati e allegare a questi un cronoprogramma dettagliato. Occorre molta lucidità. E’ stata un’esperienza professionale eccezionale. Alcuni anni fa ho anche presentato un libro su un progetto di museo da dedicare alla Moby Prince».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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