Il Tirreno

Pontedera

Primo camioncino dei rifiuti alimentato ad ammoniaca

Manolo Morandini
Primo camioncino dei rifiuti alimentato ad ammoniaca

Un veicolo che al momento non ha prospettive di commercializzazione, ma che potrebbe aprire il campo a un ulteriore sistema di alimentazione in tempi di crisi e di costi dei carburanti ormai alle stelle 

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Il futuro viaggia su un furgoncino ad ammoniaca. È questa l'alternativa per mettere al bando i combustibili fossili e il dispendioso idrogeno. Un pieno costa la metà rispetto alla benzina e promette percorrenze analoghe: 300 chilometri con un pieno di 18 litri. Fa bene al portafoglio e all'aria che respiriamo. Dal tubo di scappamento escono solo azoto e vapore acqueo. A Pontedera c'è già. È il primo veicolo italiano e forse su scala più ampia. Un quattro ruote bianco, un autocarro da 35 quintali con motore 1.000 Cc, attrezzato per la raccolta dei rifiuti urbani. Un modo per sottolineare che il sogno ha la forma di qualcosa di pratico.
Il rombo è arrivato dopo due anni di ricerca. Il principio, salvo la complessità tecnica, è quello di un'auto bi-fuel, a Gpl o metano. In questo caso però a spingere i pistoni è la combustione di una miscela di ammoniaca liquida arricchita da un 5% di idrogeno, in fase di iniezione indiretta, oppure la carica elettrica di due batterie al litio. L'idrogeno necessario viene ricavato dalla decomposizione termica dell'ammoniaca tramite uno speciale catalizzatore. Un sistema a zero emissioni che recupera anche il moto del veicolo. Il motore è direttamente collegato a un generatore che funziona da sistema di ricarica delle batterie.


Lo studio Savia (Sistema di Alimentazione di Veicoli a Idrogeno e Ammoniaca) è nato nel 2009. Un investimento da 2 milioni di euro nell'ambito di un progetto da 9 milioni in materia di mobilità a idrogeno, realizzato con il sostegno della Regione Toscana. L'incubatore d'imprese Pontech è il capofila del gruppo a cui partecipano Università di Pisa, Scuola Superiore Sant'Anna e un pool di imprese pisane, Edi Progetti, Acta e Bigas. Esperienze e tecnologie che hanno portato al salto di qualità. Durante il processo di combustione l'ammoniaca produce solo azoto e vapore acqueo e, a differenza dell'idrogeno, è relativamente facile da immagazzinare in forma liquida. Insomma, il suo trasporto non richiede costose nuove infrastrutture.

«Rispetto ad altri ibridi - afferma Nicolò Doveri, general manager Edi -, il prototipo non ha costi di realizzazione superiori e un pieno costa la metà rispetto alla benzina». A bordo si può scegliere se viaggiare ad ammoniaca – la velocità massima è di 70 chilometri – o in elettrico rallentando a 40. Le modalità di stoccaggio dell'idrogeno sono uno dei maggiori problemi per l'utilizzo a bordo di veicoli, per l'elevato volume specifico del gas. Invece, sotto forma di ammoniaca liquida, che è ricca di idrogeno, lo stoccaggio a temperatura ambiente è in analogia a quanto avviene per il Gpl. E come tale si tratterebbe di adeguare le stazioni di carburante con una pompa in più.

«Dipende da come si produce, ma l'ammoniaca può affrancarci dai combustibili fossili - sostiene Roberto Gentili, dell'Università di Pisa -. In Italia c'è un solo impianto industriale, a Ferrara. Una produzione non riesce a soddisfare il fabbisogno nazionale. L'ammoniaca è utilizzata soprattutto per i fertilizzanti». Adesso si guarda alla messa su strada. «Pensiamo a piccole flotte aziendali – conclude Doveri –. Non ci sono particolari limiti industriali».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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