Gioco
La Cia all’Unione: «Imu “leggera” per gli agricoltori»
PONTEDERA « Noi non ci stiamo». Questo è il grido che arriva chiaro e distinto dalle associazioni di categoria del settore primario contro i provvedimenti del governo centrale. Gli agricoltori si...
PONTEDERA
« Noi non ci stiamo». Questo è il grido che arriva chiaro e distinto dalle associazioni di categoria del settore primario contro i provvedimenti del governo centrale. Gli agricoltori si sentono soffocati dalla morsa provocata dalle decisioni del governo, soprattutto per le novità che arrivano sulle tasse. L’Imu, prima di tutte le altre.
Prima una crisi economica che, stando ai dati forniti, ha costretto alla chiusura ben 360 aziende in provincia di Pisa nel biennio 2009-10. E adesso il salasso finale. Nel pacchetto di misure da austerity varate dal premier Mario Monti, infatti, c’è anche l’applicazione dell’Imu ai fabbricati rurali ad uso strumentale. Una patrimoniale agricola «che equivale a mettere una gabella sulle forbici e l’ago del sarto», entra nel merito Francesca Cupelli, dirigente provinciale della Cia, la Confederazione degli agricoltori, alla tavola rotonda organizzata nella sede dell’Unione dei Comuni della Valdera.
Già, perché proprio le tre sigle del mondo agricolo - Cia, Coldiretti e Unione agricoltori – hanno indetto unitariamente un incontro assieme alle istituzioni del territorio, alla presenza di sindaci e assessori. Nodo da sciogliere è la facoltà che avrebbero i comuni di poter ridurre l’aliquota ai fabbricati ad uso strumentale dallo 0,2% allo 0,1%.
Mentre, per i terreni agricoli, lo standard dello 0,76% può essere alleggerito o aumentato di tre punti.
«Qui si tratta del futuro di settantamila addetti al settore primario solo in Toscana. Le nuove tasse vanno a colpire un comparto che ha visto scendere il proprio reddito del 30% negli ultimi anni. Sono provvedimenti insostenibili che faranno lievitare i costi, in alcuni casi, fino al 600%», dicono i responsabili delle associazioni di categoria.
Una tipica impresa agricola delle nostre colline pisane, che avesse otto ettari e mezzo di vigneto, arriverebbe a pagare circa tremila e quattrocento euro di imposta.
«Stiamo cercando di concertarci in un unico indirizzo a livello di area Valdera – risponde il presidente dell’Unione David Turini – Stiamo ancora effettuando studi per agire quanto più chirurgicamente in una realtà che ancora deve essere bene esaminata e conosciuta. Il problema dell’Imu è che avrebbe dovuto rimpiazzare l’Ici. Ma, nei fatti, il saldo non va in pareggio: un comune di tredicimila abitanti come Santa Maria a Monte si trova con 300mila euro in meno; Pontedera, invece, con circa un milione che manca».
Attanagliata dalla crisi soprattutto la Valdicecina, con decine di aziende zootecniche chiuse. Anche per importi -
che si aggirano anche sui quaranta-cinquantamila eurche non rientano alle banche. Jacopo Paganelli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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