Il dolore
Commercio, i regolamenti penalizzano il turismo
Ristoratori contro: un Comune che fa togliere i gazebo e limita gli orari dei negozi non può parlare di Pontedera come una città modello per la qualità dei servizi
PONTEDERA
«Una località a vocazione turistica permette ai locali di stare sempre aperti, giorno e notte, e non li ostacola sul suolo pubblico». E’ solo un esempio quello che fa Larry, titolare del bar-caffè “La Roccia” di via Paestro. Il suo è un pensiero condiviso dalla maggior parte delle attività di ristorazione del centro di Pontedera, che accolgono l’intenzione dell’amministrazione di introdurre la tassa di soggiorno come una sorta di boutade.
Il ristoratore è uno dei più colpiti dall’obbligo comunale di togliere i gazebo, lo scorso 9 gennaio. Con un meno 50% sulle entrate, un dipendente mandato a casa: questo è, ma Larry non ha il dente avvelenato. «Queste sono le regole – spiega – ma dico che con i tempi che corrrono, un Comune dovrebbe incentivare il commercio e non penalizzarlo. A maggior ragione se ha ambizioni di località turistica».
Che il commercio sia uno dei motori più dirompenti per macinare servizi, e quindi migliorare la qualità dell’accoglienza è quasi un dogma anche per Manuel Gasperini del bar “L’Angolo”: «E’ da 12 anni che lavoro qui al bar e posso dire tranquillamente, anche girando e viaggiando, che Pontedera non è sicuramente una città turistica – sottolinea –. Non basta avere bus navetta, biciclette e il museo della Piaggio. Per essere tale anche tutta la rete del commercio deve essere regolamentata in un certo modo, per garantire servizi sempre, notte e giorno, senza restrizioni». Gasperini fa pure una riflessione su tutti quei turisti che d’estate girano nel suo bar: «E’ vero – dice – che sono tante le persone da fuori che vengono per vedere il museo della Vespa, ma capitano qua solo alcune ore e non soggiornano certo a Pontedera, che, ricordo, nasce come città industriale e questo è il suo dna».
Dieci minuti nel locale, sono due i clienti che entrano e chiedono perché il bar ha tolto la struttura fuori. «Perché è stato tolto? E’ un piacere prendere qualcosa e sedersi fuori», dicono. Gasperini ribatte: «Io l’avrei tenuto, è una decisione del Comune. Sono decine e decine le persone che ogni giorno ci fanno questa stessa domanda».
Gazebo fuori, uguale servizio, motivo di accoglienza. E perché no, di un turismo 4 stagioni. «Questa intenzione del Comune – conclude Luca Firmani del Beat Bar – potrebbe essere l’occasione per rimettersi a un tavolo, seriamente, e svecchiare regolamenti obsoleti, vedi quello di far togliere i gazebo, ma non solo quello».
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