Il Tirreno

Pontedera

Marchetti, il guru toscano del riciclo

di Giacomo Pelfer

Dalla plastica destinata alla discarica nascono gli arredi da giardino. «Ma i Comuni possono e devono fare di più»

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SAN MINIATO

Sorride Leonardo Marchetti quando gli chiedi se si considera una sorta di guru del riciclo in Toscana. Pioniere delle raccolte differenziate con il padre Arrigo, inventore del multimateriale, fondatore di Revet e perfino presidente, per 4 anni, della Federazione europea del riciclo a Bruxelles. Oggi, a 54 anni, Marchetti vive in una sorta di buon retiro all'insegna sempre dei rifiuti e del recupero, guidando la ditta Esterni srl, a San Miniato Basso: piccola azienda all'avanguardia, specializzata nel recupero della plastica per la realizzazione di arredi urbani e da giardino.

La storia. Nata come ramo d'azienda all'interno di Revet, la Esterni rappresentava una sorta di falegnameria della plastica, trasformando in pallet e arredi le tavole prodotte dalla lavorazione di imballaggi e bottiglie. L'azienda venne poi estromessa da Revet nel 2006, quando Marchetti ne era l'amministratore delegato. Venduta ad un privato, l'attività fu trasferita a Ponticelli, senza troppo successo. Così, per uno strano gioco del destino, la ditta è tornata poi nelle mani dello stesso Marchetti, che dal 2009, ormai fuori da Revet, ha riacquistato la Esterni portandola a San Miniato.

Nuova vita alla plastica. «Da quel momento – spiega – ho cercato d'incrementare l'attività allargando anche la tipologia dei prodotti». Tutto parte ancora dagli impianti di Revet, dove migliaia di contenitori e bottiglie in plastica vengono macinati, puliti e centrifugati fino a formare una poltiglia pronta per gli stampi. E' poi l'azienda di San Miniato a plasmare la nuova materia in panchine e tavolini, staccionate e fioriere, cestini e giochi per bambini. Senza dimenticare i fontanelli per l'acqua pubblica e i bagni mobili ecologici: i cosiddetti "Badeko". A prima vista sembrano strutture in legno, invece è tutta plastica un tempo destinata in discarica. «Ci vogliono 3mila bottiglie per fare una panchina – spiega Marchetti - e 6mila per un tavolino».

Le resistenze dei Comuni. Prodotti che la Esterni offre soprattutto agli enti pubblici, anche come messaggio verso i cittadini. Un mercato, però, che ancora stenta a decollare, nonostante una legge regionale che offre contributi fino al 50% per i Comuni che acquistano prodotti derivati dalla raccolta differenziata. Fino ad oggi, però, sono solo alcune decine i Comuni toscani che ne hanno fatto richiesta. «Qualcosa si muove – dice Marchetti – anche se molti enti, ancora, preferiscono acquistare prodotti tradizionali, con un costo maggiore e una durata nel tempo molto più ridotta. Del resto, come suggerisce l'assessore regionale Bramerini, che senso ha chiedere ai cittadini di differenziare se poi non si acquistano i prodotti derivati da riciclo?».

Riaprire il mercato del riciclo. Ed è proprio da qui che Marchetti parte per suggerire una revisione, dalla base, all'intera filiera del riciclo. «I rifiuti riciclabili hanno un valore economico enorme – ricorda Marchetti – ma di questo non torna niente ai cittadini, che anzi si vedono aumentare costantemente i costi per lo smaltimento. Di chi è la colpa? Dei consorzi di filiera, come il Conai, che sono espressione solo delle multinazionali del riciclo, e hanno estromesso il rifiuto post-consumo dalle leggi del libero mercato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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