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Pontedera

La coop “Modus” boccia il porta a porta

La coop “Modus” boccia il porta a porta

Maggino Giglioli: «Un metodo superato, che molti Comuni del nord Italia stanno abbandonando»

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SAN MINIATO

A pochi passi dalla Esterni di Leonardo Marchetti, punto terminale della filiera del riciclo, hanno sede, sempre a San Miniato, gli uffici della cooperativa Modus, che rappresenta invece il punto di partenza dell'intero sistema, quello della raccolta. La cooperativa, presieduta da Maggino Giglioli, raccoglie 28 soci-padroncini, che insieme coprono circa il 70% del servizio di svuotamento e raccolta rifiuti per conto di Revet: più di 80 i Comuni serviti tra Toscana e Liguria. Il presidente Giglioli traccia il quadro di quello che sarà il futuro della raccolta, condividendo con Marchetti una sostanziale bocciatura del sistema di raccolta porta a porta. «Un metodo superato – dice Giglioli – che molti Comuni del nord Italia stanno abbandonando. I vecchi contenitori servivano in media 150 famiglie: col porta a porta, invece, è necessario passare ogni giorno di fronte a 150 portoni, con un incremento enorme dei costi per gli automezzi, per il personale, e di emissioni nell'atmosfera. Ma soprattutto sono cresciuti i passaggi, mentre prima portavamo i rifiuti direttamente a Pontedera. Al di là delle difficoltà, il porta a porta può anche funzionare per carta e organico, ma è assurdo per il multimateriale, soprattutto laddove vengono lasciate le campane per il vetro». «Inoltre – aggiunge Marchetti – il sistema non porta benefici al riciclo, perché i rifiuti devono comunque passare dagli stessi impianti di selezione». Il futuro, quindi, a detta di Giglioli, sarebbe già tracciato. «E' in arrivo una rivoluzione. Per il multimateriale passeremo alla doppia campana, lasciando al porta a porta la carta e l'organico. Quest'ultimo, però, tornerà alla raccolta stradale con la diffusione dei cassonetti a scomparsa di ultima generazione, che impediscono lo scarico impuro. Un sistema stimato al 76% di costi in meno rispetto al porta a porta». Al di là della raccolta, però, secondo gli addetti ai lavori, quello che manca alla Toscana sono soprattutto gli impianti. «Intanto quelli di selezione – dice Giglioli - soprattutto per agevolare il riciclo della plastica: in Toscana ne basterebbero 3, anche per ridurre i trasporti. Poi servirebbe un termovalorizzatore di quarta generazione, già diffuso all'estero; purtroppo, invece, la Regione perde tempo a correre dietro a impianti piccoli, come il pirogassificatore, quelli sì, potenzialmente dannosi». (g.p.)

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