Il Tirreno

Pontedera

Il Tar fa retromarcia, ha ragione Pam

di Emilio Chiorazzo
Il Tar fa retromarcia, ha ragione Pam

Accolta la richiesta: il Comune non può decidere le domeniche d’apertura dei negozi. Sentenza definitiva a giugno

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PONTEDERA

Il Tar, il tribunale amministrativo regionale, fa marcia indietro. Sulla questione delle aperture domenicali, ribalta la decisione presa due settimane fa: ha accolto la richiesta di sospensiva - presentata dal gruppo Pam Panorama - della ordinanza del Comune di Pontedera che regolava, in maniera restrittiva rispetto al decreto del governo Monti, le aperture dei negozi durante i giorni di festa.

Nella sentenza di ieri, il Tar della Toscana, ha deciso che quell’ordinanza del Comune rimane sospesa. In attesa della sentenza definitiva - che entrerà anche nel merito della richiesta - e che è prevista per il 5 giugno.

Due sentenze, due opinioni. Il Tar aveva respinto la richiesta di sospensiva il 24 gennaio. Una decisione presa, d’urgenza e in amniera cautelare, dal presidente del Tar, che poi aveva fissato la discussione in camera di consiglio (con tre giudici) per il 7 febbraio. In quell’occasione, il Tar aveva detto che, la richiesta di Pam-Panorama non poteva essere accolta, perché il decreto Monti dava un termine di 90 giorni, agli enti territoriali, per adeguare i propri regolamenti ai dettami del decreto governativo. E poi, perché Pontedera non era annoverata tra le città turistiche o d’arte che hanno maggiori libertà sugli orari di apertura dei negozi.

La sentenza resa nota ieri, invece, contraddice tutto questo e accoglie la richiesta di sospensiva presentata dal gruppo Pam.

Le reazioni. «Prendo atto di questa decisione che nei prossimi giorni approfondiremo – dice il sindaco di Pontedera, Simone Millozzi – Ritengo che la nostra posizione fosse giusta e dettata dai nostri valori di vivibilità del territorio, di rispetto del lavoro e dei diritti dei lavoratori, della tutela del negozio di vicinato e della funzione sociale che svolge. Nel testo di questa decisione si farebbe riferimento al fatto che le norme in materia di concorrenza “costituiscono principi generali dell'ordinamento nazionale e sono, quindi, direttamente applicabili”. Ci adegueremo quindi, non condividendole, alle norme che ci giungono dal governo nazionale in attesa della definitiva sentenza di giugno».

Per Millozzi si tratta di «una scelta sbagliata. I territori e le comunità si difendono e si fanno prosperare attraverso un diverso concetto di sviluppo, di crescita e di libertà economica. Un concetto che tenga anche conto delle peculiarità, delle tradizioni e della storia di ogni territorio. Non è tenendo i negozi aperti tutti i giorni, 24 ore su 24, che si contrasta la crisi economica del nostro Paese. Per superare la crisi occorre rilanciare l’occupazione e far ripartire i consumi. Non serve dar luogo a una deregolamentazione selvaggia delle aperture ma promuovere politiche per restituire capacità di spesa ai cittadini comuni. Auspico che tutte le parti sociali e le rappresentanze del territorio facciano sentire la propria voce, la propria opinione, in merito a questa decisione che sottintende un modello di società che non ci piace».

La Federdistribuzione. «Adesso – dice l’associazione delle aziende della distribuzione moderna – le aziende potranno programmare meglio la loro attività e gli orari di apertura per poter offrire ai propri clienti il servizio più adatto alle loro esigenze».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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