Il dolore
«Zero assistenza in gravidanza»
Critiche da Progetto Originario per il blocco della reperibilità delle ostetriche
VOLTERRA
«Un unico servizio può aspettarsi una donna in gravidanza che ha un problema urgente a Volterra, quello di essere trasportata in un altro ospedale». Critica è la reazione di Fabio Bernardini, capogruppo di Progetto Originario, rispetto al blocco della reperibilità notturna e nei giorni festivi delle ostetriche.
Una decisione della Asl che suona, per tanti, come un nuovo taglio ai servizi dell’ospedale volterrano. «Una semplice circolare è bastata a eliminare dal primo febbraio il servizio, dopo che già era stata soppressa la reperibilità dei ginecologi. Senza dimenticare che questo avviene pochi mesi dopo che il punto nascita è stato soppresso, con la promessa che tolto il parto, l’assistenza alle donne in dolce attesa sarebbe stata mantenuta, comunque, integralmente». Ma l’assistenza si sgretola, come fanno notare dal gruppo consiliare. «Sembra dunque che la Asl proceda per tagli progressivi, fino a raggiungere un punto crisi che serve da pretesto alla eliminazione di determinati servizi».
Bernardini, Protocollo d’intesa per le politiche della salute alla mano fa alcune riflessioni. «Questo protocollo è stato approvato dall’amministrazione, Asl e altri soggetti contro il nostro parere – e va in profondità – Nel paragrafo relativo all'area materno-infantile, il protocollo afferma che “l'analisi di un modello organizzativo possibile e il monitoraggio delle attività implementate sia a livello ospedaliero che territoriale è legata all'avvenuta attivazione di un tavolo istituzionale permanente sulle politiche socio sanitarie in Alta Valdicecina. Nelle more della conclusione dei lavori, l'organizzazione dell'area è articolata in base alla delibera 353 del 1/6/2011”, ma visto che la delibera non prevede la soppressione di ulteriori servizi oltre il Punto nascita e che il tavolo istituzionale in realtà non viene convocato, dunque non fa né “monitoraggio” né “analisi di un modello organizzativo possibile”, è evidente che siamo di fronte ad una colossale presa in giro. Purtroppo questo protocollo è servito a far da sfondo al desolante accorpamento tra cardiologia e medicina. Chissà dove ci porterà questa tendenza al ribasso».
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