Sicurezza
Aumento delle tasse e tagli alla cultura, “appesi” all’outlet
CRESPINA L’opera, i campi solari, tutte le iniziative legate al benessere e alla cultura. Ma soprattutto l’aumento o meno di uno 0.1 per cento sull’addizionale comunale Irpef dipendono a Crespina,...
CRESPINA
L’opera, i campi solari, tutte le iniziative legate al benessere e alla cultura. Ma soprattutto l’aumento o meno di uno 0.1 per cento sull’addizionale comunale Irpef dipendono a Crespina, dalla realizzazione dell’outlet di Lavoria.
E’ appeso a quel cantiere – e ci sono tutti i presupposti che vada in porto a breve - il portafogli e tanti servizi per la comunità governata dal sindaco Thomas D’Addona.
Sono giorni caldi di bilancio, calcoli e decisioni da prendere per l’amministrazione.
«Se incassiamo gli oneri di urbanizzazione del centro commerciale almeno per i prossimi 5 anni abbiamo risorse vive da investire e nessun vero problema da affrontare neppure sulla parte corrente delle spese», premette il primo cittadino. Che ancora, però, non ha visto un euro dall’operazione, nonostante a giorni gli investitori dovrebbero ritirare in Comune il permesso a costruire. Che per il Palazzo vuol dire incassare quelle agognate decine di migliaia di euro di oneri di urbanizzazione.
«Al momento bisogna ragionare senza il pensiero di questi soldi perché di fatto non ci sono - spiega - e allo stato dell’arte, rispetto al 2011 in cui abbiamo avuto 800mila euro di entrate di oneri di urbanizzazione, quest’anno siamo a quota 300mila».
Capitolo, questo, su cui praticamente si reggono gli investimenti e le opere pubbliche dei Comuni.
E se i conti si fanno con l’oste, senza la pecunia, ecco che a saltare per prima è la cenerentola cultura.
«Allo stato attuale dico che sicuramente, salvo piacevoli sorprese, l’opera non si potrà più fare e anche tanti concerti e iniziative dovranno essere cancellate per mancanza di risorse. Resterà sicuramente il cinema e le cose più popolari, ma ci sono veramente pochi fondi da destinare alla cultura. Più a rischio i campi solari e le iniziative legate al benessere».
Tagli, sì. Ma non trasversali. Ci sono alcuni settori che il sindaco non toccherà, tipo quello delle scuole e il sociale.
«Sicuramente non voglio diminuire le risorse in questi ambiti - sottolinea - Non ho intenzione di tagliare la spesa».
Eppure da qualche parte i soldi che non arrivano dovranno essere presi. Obtorto collo.
Non dalla tassa sui rifiuti, questa è una certezza. «Diciamo che un Comune ha un margine di manovra nell’addizionale comunale Irpef e sull’Imu, che per come è stata varata dal governo, porterà i cittadini automaticamente a una spesa doppia», precisa, per andare a srotolare quello che per adesso, in attesa degli eventi, è ancora solo un’idea.
«Stiamo facendo delle simulazioni di bilancio - aggiunge - e abbiamo calcolato che se aumentiamo di uno 0.1 per cento l’Irpef, al Comune entrerebbe qualcosa come 50mila euro e non sono poche, considerando che si tratta di un ritocchino minimo».
Nella simulazione comunale si pensa a un cittadino medio che al netto prende qualcosa come 2mila euro: «Con un aumento così, all’amministrazione entrerebbero 10 euro. Non si tratta di una stangata».
Tra intenzioni, calcoli e buon senso, intanto neppure la vendita all’asta della ex scuola comunale Ersilio Cozzi è andata a buon fine. Tanta è la crisi del settore edilizio. «Non abbiamo ricevuto alcuna richiesta - conclude - A base d’asta chiedevamo 360mila euro per una struttura di ben 600 metri quadri, circa 500 euro al metro quadro e nessuno si è fatto avanti.Adesso valuteremo cosa fare».(f.s.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
