Sicurezza
In cassa non c’è un euro Ora il Forcoli chiede aiuto
Un appello agli imprenditori per salvare la società di calcio: «Lasceremo la sede taglieremo le spese e i rimborsi ai giocatori, faremo le trasferte insieme ai tifosi»
FORCOLI
«Siamo qui per chiedere l’aiuto di tutti, perché in cassa non c'è un euro, ma vogliamo e dobbiamo giocare fino a giugno». Il direttore generale del Forcoli Girgio Corradetti e tutto il consiglio (con l'esclusione di Walter Tommasi e del presidente Mario Bortoloso) hanno parlato abbastanza chiaro agli sportivi amaranto, riuniti in assemblea per ascoltare l'aggiornamento sulla vicenda che sta mettendo in seria difficoltà la società e tutto il movimento. Il paese prova a riprendere il controllo diretto del Forcoli, dopo la parentesi legata all'arrivo di Tommasi, prima presidente, poi consigliere, comunque unico finanziatore della società, finita con il suo arresto. Il suo successore Bortoloso non ha ancora rassegnato le dimissioni, ma quel che è emerso dall'incontro di ieri è che il consiglio non avrebbe la minima idea del punto in cui è la contabilità. «Senza quella non possiamo muoverci – hanno spiegato i consiglieri – perché Bortoloso ha la firma per qualsiasi cosa, anche pagare le bollette. E se qualcuno vuol sostenerci con un assegno non possiamo neppure cambiarlo». Proprio il pagamento delle utenze sembra essere il problema iniziale, ma anche quello delle trasferte, dei fornitori (che negli ultimi mesi non hanno visto un soldo, ma che hanno concesso una tregua all'Unione sportiva, consapevoli della difficile situazione) e dei giocatori stanno diventando sempre più pressanti. «Dobbiamo vivere alla giornata – ha sottolineato Corradetti – cominciando dalle piccole cose. Quando avremo la contabilità in mano cominceremo a tagliare le spese superflue. Lasceremo la sede di piazza Brunner per cominciare. Ma anche le trasferte saranno ridimensionate. Per la prossima a Villafranca, in Veneto, partiremo la domenica mattina, invece del sabato e gli sportivi verranno con noi per contribuire al pagamento delle spese». Il capitolo giocatori sarà affrontato caso per caso. La proposta della squadra è di allenarsi due volte al Brunner e tre volte a settimana ognuno nelle rispettive cittadine. La richiesta è di ottenere un rimborso per le spese di viaggio sostenute. «La squadra ci chiede un segnale – ha spiegato ancora il direttore generale – e noi vorremmo darglielo. E' chiaro che qualcuno potrebbe anche dire che non può continuare e avrebbe tutta la nostra comprensione. Quello che ci preme è arrivare a giugno, salvaguardando il settore giovanile». I rimborsi pattuiti all'inizio dell'anno saranno drasticamente ridotti e forse qualcuno non potrà accettare i nuovi accordi. Faremo un piano di rientro e chiunque ci darà una mano avrà una ricevuta, perché vogliamo rendicontare ogni euro che ci verrà affidato».
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