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Due milioni da investire su Saline

Due milioni da investire su Saline

Si tratta dei soldi che la Solvay paga allo Stato per l’attività estrattiva: apertura della Regione per trasferirli sul territorio

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di Andreas Quirici

VOLTERRA

Due milioni di euro che potrebbero ritornare sul territorio sotto forma di incremento dell'occupazione, ricerca di nuovi a articoli a base di sale e produzione di qualità. E' questa una delle idee che la Valdicecina ha messo sul piatto della discussione nel primo incontro in Regione sul caso Solvay. Il denaro indicato è quello che la multinazionale belga paga allo Stato per sfruttare le concessioni minerarie nella zona. «Secondo noi e lo abbiamo ribadito anche agli assessori regionali Anna Rita Bramerini e Gianfranco Simoncini potrebbe essere lo strumento per dare sviluppo a Saline di Volterra e all'intera zona - hanno detto i sindaci dell'Unione dei Comuni della Valdicecina - perché è indubbio che i maggiori problemi derivanti dall'attività estrattiva siano a carico di queste popolazioni e che debba ricevere in cambio qualcosa. Ma non si tratta di beneficenza. Ci sono margini per dare sviluppo a una realtà fondamentale per il nostro territorio. E la risposta della Regione ci è sembrata positiva e interessata». Il concetto espresso dall'ente fiorentino è riassunta nei compiti che avrà la commissione composta da enti locali, Solvay e Atisale che da qui alla fine del mese dovrà lavorare per giungere a una soluzione condivisa. «Attualizzare il protocollo del 2001 rispetto all'evoluzione della situazione anche per la parte relativa alle ricadute economiche e occupazionali sul territorio interessato dall'attività di Solvay», fa sapere la Regione. Non proprio una chiara e netta indicazione, messa nero su bianco, di quanti soldi utilizzare e per farne cosa. Ma senza dubbio un'apertura su uno dei fronti che maggiormente stanno a cuore alla collettività della Valdicecina. Poche aperture, per non dire quasi nulle, rispetto allo sfruttamento della risorsa idrica. «La Regione ha ribadito l'impegno a rilasciare le concessioni di "Poppiano" e "Cecina" dopo l'esito della Via del dicembre scorso - dicono - che ha perfezionato la Via conclusasi nel 2004 a seguito di due ricorsi al Tar, pretendendo la garanzia sul rispetto delle prescrizioni con particolare riferimento alla realizzazione di Idro-s industriale e dell'invaso di Puretta ad uso idropotabile». Le soluzioni indicate dal Comitato per la difesa della Valdicecina in questo ambito non hanno trovato terreno fertile. Resta la disponibilità da parte della Regione a rendere pubblici i dati sull'estrazione e a monitorarne l'evoluzione, come garanzia di trasparenza dei cittadini della zona.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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