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Inchiesta su Tecnocontrol mercoledì i primi interrogatori

Inchiesta su Tecnocontrol mercoledì i primi interrogatori

PONTEDERA Respingono le accuse i tre indagati in seguito al fallimento della Tecnocontrol chiesto da Piaggio e arrivato lo scorso Ferragosto con una sentenza lampo del tribunale di Pisa. In seguito...

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PONTEDERA

Respingono le accuse i tre indagati in seguito al fallimento della Tecnocontrol chiesto da Piaggio e arrivato lo scorso Ferragosto con una sentenza lampo del tribunale di Pisa. In seguito all’inchiesta aperta dalla Procura di Pisa e portata avanti dalla guardia di finanza di Pontedera sono stati disposti gli arresti domiciliari per il commercialista di Pontedera Massimo Stella e la misura dell'obbligo di firma per Riccardo Caponi, amministratore delegato di Tecnocontrol srl, e Leonardo Della Rocca.

«Sto valutando gli atti che stamani ho ritirato dal gip . dice l’avvocato Anna Francini, difensore del commercialista Stella – credo che la vicenda potrà essere chiarita al più presto, così come potranno essere spiegate le operazioni che sono oggetto delle contestazioni della Procura. Probabilmente già nel corso dell’interrogatorio di garanzia, previsto per mercoledì prossimo, gli indagati diranno qual è stata la gestione dell’azienda».

Gli indagati sono accusati del reato di bancarotta fraudolenta e l’inchiesta è stata aperta dopo il fallimento dichiarato su richiesta della Piaggio che poi ha rilevato, anche se attraverso un’altra società, l’azienda fallita. Piaggio vantava un credito di circa trecentomila euro e sosteneva di avere avuto difficoltà nella produzione in seguito alla crisi di Tecnocontrol, in ritardo con le forniture.

Con la sentenza del giudice Leonardo Magnesa era stato nominato curatore fallimentare il dottor Antonio Nazaro, con studio a Pisa. Passaggi rapidi, ritenuti eccessivamente penalizzanti dalla proprietà dell’azienda metalmeccanica che ha una sua storia nel tessuto economico della Valdera. Di conseguenza anche le operazioni del curatore, secondo quelli che fin dall’inizio sono stati i timori di Caponi, potrebbero essere stata in qualche modo condizionate dalla fretta. Dalla necessità di concludere in tempi rapidi l’iter del fallimento, così da fare ripartire le linee di produzione di Piaggio. «Sono tutti aspetti che stiamo cercando di verificare – continua l’avvocato Francini - anche per capire quanto potrebbero avere condizionato il fallimento».L’inchiesta penale è partita quando il curatore fallimentare ha assunto l’incarico e la Guardia di Finanza è andata a verificare i conti della società che aveva un centinaio di dipendenti. Fin dall’inizio da parte del tribunale si è ipotizzato che in buco finanziario della società a responsabilità limitata, molto attiva nell’indotto Piaggio, fosse stato in qualche modo pilotato. Dopo mesi di lavoro e atti acquisiti la Procura ha richiesto l’arresto e i domiciliari per il commercialista e provvedimenti per gli amministratori delle società del gruppo Caponi.(s.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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