Sicurezza
Urbanistica, tutti in ordine sparso
Dai Comuni del Valdarno diverse ricette per evitare casi come il pirogassificatore di Castelfranco
di Giacomo Pelfer
CASTELFRANCO
Il presidente della Provincia Andrea Pieroni l'aveva spiegato molto chiaramente: «L'unico argine alla proliferazione di impianti sono gli strumenti urbanistici, con cui i Comuni programmano lo sviluppo del territorio». Ed è su questo punto, nel pieno di uno scontro fatto di ricorsi incrociati, che è già possibile aprire una discussione per tracciare le linee di sviluppo futuro. Capire, cioè, in che modo i Comuni possono realmente intervenire, all'interno dei piani strutturali, per evitare in futuro situazioni come quella del pirogassificatore, dando corpo ad una vera pianificazione ambientale.
Un tema che vale per gli inceneritori, ma che può estendersi benissimo anche ai nuovi impianti di energia da fonti rinnovabili, che hanno creato agitazione nel Valdarno: dal fotovoltaico al più recente impianto a biogas di San Donato.
Visione comprensoriale. «Il nostro Comune sta lavorando al nuovo Regolamento urbanistico – dice il sindaco di Castelfranco Umberto Marvogli – anche se la questione dovrà essere affrontata in una dimensione zonale, all'interno della nascente Unione dei Comuni. Pensare di bloccare un progetto con una variante ad hoc, come è stato proposto da alcuni esponenti di opposizione, non è fattibile: le varianti devono essere di carattere generale e non a posteriori. Questa vicenda dimostra piuttosto la necessità di una pianificazione interprovinciale». Un aspetto sul quale punta il dito il sindaco di Santa Croce Osvaldo Ciaponi, contestando il fatto che la normativa escluda i rifiuti industriali dalla programmazione del pubblico. «Non siamo contrari alla termovalorizzazione – ricorda Ciaponi –, ma ogni progetto deve essere valutato nello specifico. Il nostro Comune, al momento, non ha necessità d'intervenire sui propri strumenti urbanistici: crediamo nella concertazione e nella validità degli strumenti che già abbiamo».
Circoscrivere gli spazi. «Come dimostra la vicenda del biogas, i Comuni non possono dire un no a prescindere – afferma l'assessore all'urbanistica di Santa Maria a Monte Andrea Luschi –, ma limitare certi impianti solo a determinati contesti, individuando aree specifiche. Ed è quello che faremo con il nuovo Piano strutturale, per gli impianti di trattamento rifiuti e le rinnovabili».
I limiti esistenti. Un caso particolare, invece, è quello di Montopoli, dove i confini per il trattamento dei rifiuti sarebbero chiusi dagli anni Settanta. «All'epoca fu fatta una scelta – ricorda il sindaco Alessandra Vivaldi – adottando una norma che impediva attività "particolarmente insalubri". Per questo siamo l'unico Comune senza concerie, e un impianto come il pirogassificatore non sarebbe possibile sul nostro territorio. Per il fotovoltaico, invece, abbiamo individuato un'area già degradata, escludendo quelle che mantengono una vocazione agricola». Porte chiuse ad un eventuale inceneritore anche all'ombra della Rocca: «Nel nostro Comune non sarebbe fattibile – dice Vittorio Gabbanini – come non sono previsti impianti a biogas. Del resto, chi presenta certi progetti, sa già benissimo dove andarli a fare».
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