Sicurezza
«Stato e Regione investano in sicurezza per Saline»
L’appello di Rifondazione alle istituzioni: rivedere l’accordo con l’azienda l’impatto ambientale dell’attività estrattiva di salgemma è troppo pesante
VOLTERRA
«Lo Stato e la Regione potrebbero finanziare gli studi necessari per garantire la sicurezza dell’attività estrattiva sul territorio utilizzando proprio parte dei proventi che arrivano da Solvay. Anche la stessa azienda dovrebbe contribuire». E’ un documento chiaro e puntuale quello che i circoli di zona di Rifondazione comunista presenteranno in Regione, dove domani avrà luogo l’atteso summit tra istituzioni, azienda e parti coinvolte nella questione.
«Gli impatti ambientali di tali attività sono pensatissimi e noti - dicono dal Prci federazione di Pisa, Livorno e Prc circoli di Volterra, Pomarance, Rosignano e Cecina - Se in alcuni casi sono stati, anche se non sufficientemente, mitigati, specialmente per quanto riguarda l'attività industriale, in altri si stanno aggravando, mentre il ritorno occupazionale è in costante diminuzione», dicono.
Dalle loro riflessioni parte una serie di proposte che sottoporranno alle istituzioni, Regione, Provincia e Comuni. «Vorremmo che questi enti verificassero seriamente la fattibilità dell’uso dell'acqua marina, previa dissalazione, per consentire di ridurre drasticamente i prelievi di acqua dolce - la lista è lunga - E ancora la riduzione del contenuto di sale nelle acque reflue che vengono scaricate a mare, permettendo così un contenimento dei consumi, oppure rimessa in circolo di tale acque per riutilizzarle nell'estrazione di salamoia; l’individuazione, attraverso uno studio promosso e finanziato dalle istituzioni, della consistenza delle subsidenze attese con l'avvicinamento dei prelievi Solvay all'abitato di Saline, delle possibili tecnologie estrattive meno impattanti e della distanza di sicurezza delle attività minerarie dall'abitato e dalle infrastrutture. E ancora servirebbe un monitoraggio continuo del territorio anche da parte delle istituzioni e uno studio sulle possibili realizzazioni di opere di sbarramento del fiume a monte del sito di Puretta le quali soddisfino le esigenze idropotabili dell'intera Alta e Bassa Valdicecina e assicurino il minimo decorso vitale del fiume anche nei periodi di siccità».
Rifondazione si esprime sull’accordo con Solvay: «L 'accordo industriale per lo sfruttamento da parte della Solvay delle concessioni estrattive del salgemma che erano di pertinenza dei Monopoli di Stato ha aggravato la situazione e, a distanza ormai di 15 anni, ha dimostrato di non corrispondere agli interessi del territorio; tanto che il Tar, con due sentenze, ha annullato il rinnovo delle concessioni in scadenza a causa della inadeguata risposta al problema idropotabile (che si riteneva illusoriamente assicurare attraverso i progetti Idros'S e Puretta). Alla luce di tutto ciò riteniamo che non sia più rinviabile una riconsiderazione e una ricontrattazione complessiva da parte delle Istituzioni dei rapporti con la multinazionale belga». E aggiungono: «Riteniamo fallita e non più accettabile la via delle misure “compensative” degli impatti, quali ad esempio la monetizzazione dell'impatto idrico attraverso la contribuzione finanziaria alla realizzazione dell'invaso di Puretta, mentre deve essere percorsa la via della loro mitigazione. È per noi quindi un obiettivo concreto la rigenerazione delle falde del fiume a monte e la riduzione progressiva dei pozzi di prelievo dell'acqua acqua da parte della Solvay. Questi obiettivi potranno essere raggiunti attraverso studi e progetti adeguati. Sempre a tutela della risorsa idrica, siamo contrari al progetto di realizzazione dell'invaso Idro-s».
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