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Pirogassificatore, c’è il terzo ricorso

Pirogassificatore, c’è il terzo ricorso

Al Tar bussa anche Rifondazione Comunista: «Ci sono delle incongruenze nell’autorizzazione rilasciata dalla Provincia»

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di Nilo Di Modica

CASTELFRANCO

Era nell'aria e alla fine è arrivato. Il terzo ricorso al Tar contro l'impianto di pirogassificazione della Waste Recycling, dopo quelli del Comune di Castelfranco e del Comitato Antinquinamento, è targato Rifondazione Comunista.

L'iniziativa annunciata a fine dicembre, quando il consigliere provinciale del Prc Andrea Corti aveva fatto formale richiesta al direttore generale della Provincia di annullare l'autorizzazione concessa all'impianto. Una decisione che secondo il partito di Corti è doverosa per una questione di autotutela degli uffici pubblici da eventuali iniziative legali.

«La richiesta di annullamento si fondava su quelle che pensiamo essere delle forti incongruenze nell'iter che ha portato all'autorizzazione – spiega Giuseppe Novino, responsabile ambiente del Prc provinciale – In particolare, tre aspetti ci sembrano dirimenti. La sperimentazione, infatti, dovrebbe accompagnarsi: a previsioni sulla capacità di trattamento inferiori a 5 tonnellate giornaliere (e non 30 come nel progetto approvato); a nessun utile economico di esercizio (mentre in questo progetto è previsto l'allacciamento e la cessione a terzi di energia) e, infine, ad un iter che preveda il rilascio dell'autorizzazione non dalla Provincia, bensì dal ministero dell'Ambiente di concerto con altri ministeri».

La direzione generale ha invece deciso di non concedere l'annullamento, contestando proprio la natura dell'impianto, che se anche parte dalla necessità di “collaudare” le strutture non si configurerebbe affatto come “sperimentale”, ma solo “a tempo determinato” in virtù della volontà dell'azienda di venire incontro all'esito del processo partecipativo. Proprio sull'interpretazione di questo punto si snoderà buona parte del ricorso, che sarà presentato da Rifondazione entro il 22 febbraio con spese a carico dei livelli regionale e territoriale del partito.

«Riteniamo le risposte della direzione generale insufficienti e deboli – continua Novino, che tende a precisare come l'iniziativa legale si svolga –in un'ottica di assoluta solidarietà con gli altri due ricorsi già annunciati». Che aggiunge: «Tutto questo nella speranza di far valere i diritti in un territorio in cui la mancanza di pianificazione e numerosi conflitti d'interesse tutt'ora insistenti in seno al Pd hanno fatto si che le prerogative di un'azienda privata avessero la meglio sulla salvaguardia della salute delle persone». La parola, adesso, agli avvocati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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