Trasporti
la commissione
di Giacomo Pelfer SAN MINIATO Ritardi, ambiguità e disparità di trattamento. È il quadro che Alessandro Zanardo traccia nella vicenda che ha coinvolto la sua famiglia, proprietaria dei terreni che...
di Giacomo Pelfer
SAN MINIATO
Ritardi, ambiguità e disparità di trattamento. È il quadro che Alessandro Zanardo traccia nella vicenda che ha coinvolto la sua famiglia, proprietaria dei terreni che avrebbero dovuto ospitare i 15 campi fotovoltaici tra Roffia e Ontraino. Una storia lunga due anni, raccolta nella memoria preparata per la commissione d'inchiesta, prima che decretasse l'inammissibilità delle deposizioni di soggetti esterni all'amministrazione comunale sanminiatese.
La caccia ai terreni. Si parte dal novembre 2009, con l'indagine conoscitiva per l'installazione d'impianti tra la ferrovia e l'Arno. «Essendo proprietari di circa 40 ettari in questa zona – ricorda Zanardo - abbiamo segnalato la nostra disponibilità. Nei mesi successivi si sono presentate diverse società, che chiedevano 5, 10 o 8 ettari di terreno, fino a quando la Sgs ce ne ha chiesti 30. A livello imprenditoriale abbiamo optato per questa possibilità».
Il via libera. «La ditta, in via informativa, ha dialogato con l’amministrazione trovando risposta positiva sia dall’ex assessore Tognetti che dal sindaco. Così, l'8 luglio 2010 sono stati presentati i primi 8 progetti, il 26 agosto gli altri 7. Vista l’estensione e il numero di impianti la ditta ha continuato a dialogare col Comune, soprattutto dopo l'allontanamento di Tognetti. Il sindaco ha però confermato con forza, in tutte le occasioni, la volontà di proseguire».
I ritardi. Nel frattempo si erano aperte in agosto le prime Conferenze dei Servizi (per impianti oggi in funzione). «Per i miei – scrive Zanardo – che avevano ricevuto tutti parere positivo dalla Commissione di Qualità del Comune, le conferenze erano fissate al 9 e 25 novembre 2010. È a questo punto che inizia il valzer degli spostamenti (di oltre un mese), richiesti dal Comune solo per i miei impianti, che in questo periodo sono stati scavalcati in linea temporale da altre autorizzazioni. E sarebbe importante sapere di chi».
Due pesi e due misure. In ogni caso, tra dicembre e gennaio, la Conferenza dei servizi aveva autorizzato i primi 8 impianti, poi sospesi a luglio e infine bocciati un mese fa. «All'epoca – si ricorda nella memoria – non si faceva alcun riferimento sul cumulo degli impianti né sulla distanza dalle abitazioni. Gli unici riferimenti normativi erano la legge nazionale e il regolamento comunale. Del resto, ci fossero state leggi più restrittive, la Commissione qualità non avrebbe dato parere positivo. Quindi come mai, nell’arco di pochi mesi e con le stesse leggi, gli impianti sono stati valutati in modi diversi? Con quale legge sono stati valutati quelli autorizzati e costruiti, che spesso non rispettano le distanze dalle case e sono cumulativi tra loro? Provincia e Comune hanno usato due pesi e due misure: basta guardare le date, talvolta incomprensibili, di alcune Conferenze dei servizi, determine o convenzioni stipulate col Comune».
La trattativa. «Vista la situazione di malessere dei cittadini – rende noto Zanardo - a febbraio 2011 la ditta aveva offerto una rimodulazione, con una riduzione degli impianti portati a più di 100 metri dalle case. Il sindaco prima accettava e poi rifiutava, per ben due volte. Interessante sarebbe controllare chi sono i soggetti che abitano in queste case. Forse qualche politico locale, provinciale o regionale? Uno è la consigliera comunale Cupelli, figlia e parente stretta dei proprietari dei terreni che in questi giorni sono l’oggetto del contendere. Ma con quale regolamento sono stati valutati quegli impianti, visto che non rispettano la distanza tra loro e in maniera vergognosa circondano un’abitazione? In pratica, sono stati autorizzati impianti che tolgono la libertà altrui, dimostrando che non tutti i cittadini sono uguali di fronte a questa amministrazione».
La sospensione. «Il 15 luglio – conclude Zanardo -, con l'inizio della Festa democratica, arriva il regalino della Provincia, che accogliendo una lettera del sindaco d'inizio mese, annuncia di aver rivisto solo i nostri impianti e di averne sospeso le autorizzazioni. Come mai sia la sospensione che la richiesta del Comune non sono firmate dai rispettivi dirigenti? E perché il sindaco ha perorato solo la causa di questi 15 impianti e non si è curato anche degli ultimi quattro. Una cosa è chiara: non c'è stata parità di regole, e tutti dovrebbero vergognarsi della gestione amministrativa "libertina" di questi impianti, dove ci sono leggi ma non ci sono certezze di uguaglianza».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google