Il Tirreno

Pontedera

Fantastichini incanta anche con l’influenza

Fantastichini incanta anche con l’influenza

L’incontro in libreria prima dello spettacolo al teatro Era

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di Andrea Lanini

fotoservizio Franco Silvi

PONTEDERA

Con la sua bella voce teatrale velata di romanesco dice: «Sto proprio messo male, l'altro giorno a Firenze pensavo di non portare in fondo lo spettacolo, in certi momenti ero proprio in apnea, boccheggiavo come un pesce, tra una battuta e l'altra pensavo “'mo me butto per terra e grido: sipario!"».

È vero, è raffreddatissimo, spesso tossisce, e il fatto è che sul palco sono solo in due, lui e Isabella (Ferrari), da due stagioni strepitosi protagonisti de "Il catalogo" di Jean-Claude Carrière, una commedia visceralmente brillante e quindi, a ben guardare, per forza amarissima. Stasera (ieri, per chi legge) vanno in scena al teatro Era, sono le sei del pomeriggio, siamo dentro la libreria Roma e all'inizio della pièce mancano una manciata di ore. Per di più fuori inizia a nevischiare. Fantastichini dà una sbirciata al di là del vetro: «Serataccia. Speriamo bene con la voce». Scuote la testa e fa una smorfia, come a dire "fàmose coraggio".

Ennio e la libreria Roma. Un sodalizio artistico, in un certo senso. Questo è il negozio di Chiara (Argelli), sua cara amica. «Ci siamo conosciuti a Roma alla fine degli anni Ottanta – ci raccontava lei prima dell'incontro – , Gianni Amelio girava "I ragazzi di via Panisperna", Ennio era uno dei protagonisti e il set era proprio nel quartiere dove abitavo io». Pontederese doc, Chiara, attrice di teatro e di cinema attualmente prestata alla cultura cartacea. Interprete dagli studi ferrei (Accademia d'Arte drammatica di Roma) e dal curriculum notevole, in cui svetta un'interpretazione al fianco di Philippe Noiret, dopo aver vissuto «lunghi, intensi periodi della mia vita tra Roma e Parigi», da circa un anno ha fatto ritorno a casa e sposato la nobile causa della cultura cartacea, diventando libraia. Gli amici attori, quando le loro tournée passano dai nostri teatri, la vengono a trovare. Luca Zingaretti, qualche mese fa, ora, per la seconda volta nel giro di poco, Ennio Fantastichini.

Un fiume in piena. Quel bofonchiare non è una posa molieresca, figurati se a un attore così serve di darsi un tono con una raucedine da malato immaginario. È mezzo influenzato sul serio ed è chiaro che l'idea di dover salire su un palco tra poco lo preoccupa anche un po'. Ma la gente che vive di contatto col pubblico gode di risorse insperate; infatti lui, appena si siede davanti al ristretto manipolo di entusiastici ardimentosi che hanno sfidato l'incipiente bufera pur di ascoltarlo, si accende, inizia a parlare. Salta da un argomento all'altro, è un fiume in piena, dice cose interessanti e sa come dirle, quindi questo, più che un incontro, è un pre-spettacolo, una sorta di riscaldamento. Non importa fare domande, non importa chiedere: con quegli stessi occhi pungenti che infilzavano Volonté nell'aula di tribunale di "Porte aperte", cerca lo sguardo degli altri, a carpire impressioni e stati d'animo, e da vero giocoliere della parola e dell'improvvisazione sfodera subito il commento folgorante.

Il teatro e la politica. Con la grinta di chi sa di essere un "muratore della poesia", come si autodefinisce, parla di un sacco di cose, tutte politicamente scorrettissime, ma è così che deve andare. «Vivo questi incontri da militante, faccio politica attiva. Ho iniziato con Dario Fo e Franca Rame, ai tempi della Palazzina Liberty e di tutti quegli arresti. Quando mi dicono "Scusa, ma che c'entra il teatro con la politica?", rispondo guarda, se pensi che si tratti di due cose separate non c'hai capito niente!».

I tagli allo spettacolo. Parla dei tagli al Fus, dei commenti sull'Italia ascoltati all'estero, delle «pillole antropologiche che 6 minuti al giorno mi prendo» (i programmi della De Filippi), delle generazioni allo sbando, della necessità di difendere la categoria degli insegnanti, della Normale che rischia di sparire («Un Paese che non difende le proprie eccellenze è un Paese morto»). Nel giro di poco è già caldo a dovere, Ennio: Isabella, anche stasera, lo troverà in grande forma.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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