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Pontedera

A tavola in mutande per ridere della crisi e cenare a scrocco

A tavola in mutande per ridere della crisi e cenare a scrocco

Tanti giovani in perizoma e babydoll sfidano il freddo Successo dell’iniziativa in stile “Full Monty” di un ristorante

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di Francesca Suggi

fotoservizio Franco Silvi

FORCOLI

La provincia in mutande. Che mangia a sbafo «alla faccia di Monti», come dicono al tavolo dei cenaiesi, e se la ride con sciarpe e cappelli a cornice di perizomi e babydoll, per sdrammatizzare la crisi nera che si respira ovunque. «Anche con una ciuccata come questa si possono affrontare argomenti seri», la butta lì Manuel Zamparella, che con i suoi 27 anni e un lavoro “vero” in tasca è arrivato dalle Capanne per partecipare alla cena-provocazione.

Qui Forcoli. Al ristorante Nivola va in scena una cena in stile Full Monty: chi entra in mutande non paga. Morsi della crisi, gusto della sfida: tanti i commensali goliardici - tutti tra i 18 e i 35 anni - che riempiono il locale. In mutandoni, boxer, completini.

Mentre tra le poche intrepide in rosa, a inibizione zero, c’è pure Marzia Cervetti, 27 anni di Castelfranco, al quinto mese di gravidanza. «La situazione lavorativa è pessima, io sono in attesa di una risposta per capire se mi assumono o no e sto per metter su famiglia. Sicuramente riderci su con serate come questa ti permette di sdrammatizzare un po’», dice.

Il fenomeno degli eventi- provocazione in biancheria intima sbarca anche nella Pisa county.

La tendenza è partita nei mesi scorsi oltreoceano, negli States. E in Spagna, Gran Bretagna e Francia. Qui, a Lione, in un negozio griffatissimo, alcune settimane fa per i saldi, chi entrava in mutande usciva con 2 capi in regalo.

Niente male. L’idea viene ripresa da Alessandro Signorini, titolare del ristorante che “non chiude mai”.

Parola d’ordine: “La crisi mi mette in mutande”. Vietati i costumi da bagno. Troppo facile. Ma i giovani “scrocconi” non si perdono d’animo, si svestono in macchina e sfidano il freddo per fare l’entrata trionfale. Questa è la regola.

«Avevo la febbre fino a ieri, ma una cena del genere non me la potevo perdere, anche perché l’ho organizzata io», racconta Michel Marcomini, 23enne di Cenaia, sfoggiando un perizoma con l’elefante davanti comperato ad hoc. Diciotto euro al sexy shop: il suo amico Gabriele Tiberti, un anno più piccolo, ne esibisce un altro a forma di toro. «Lo volevo leopardadato, ma non c’era», esclama con un bicchiere di rosso in mano. Al tavolo sono in sette. C’è chi studia, come Federico Gasperini, e chi lavora. Sono quelli del bar La Torre di Cenaia.

Fa strano: pance piene, lanterne di vino in mezzo al tavolo. Mutande costose. Si respira di tutto là sopra, fuorché aria di crisi. Altro che il gruppo di inglesi finiti sul lastrico dopo la chiusura di alcune acciaierie di Sheffield che si sono improvvisati spogliarellisti per raggranellare qualche sterlina e andare "Full Monty": ovvero rimanere persino senza le mutande. «Siamo qui per scroccare una cena e divertirci», commentano. Ecco la verità. Il volume è alto. C’è atmosfera da stadio.

Quando spunta l’altra tavolata di “mutandati” che arriva da Pontedera, da Casciana e dal Valdarno, il gruppo di Cenaia piomba all’ingresso. «Si devono spogliare fuori come noi». Detto fatto. Ragazzi e ragazze cominciano lo strip-tease polare. Chiara Moraglio, professione fotografa, resta in babydoll 100% fantasie cinesi. «Ho accettato subito, che male c’è. E’ un modo per testimoniare che ce la passiamo male», la butta lì infreddolita.

Aspetta la sua amica del cuore, Marzia Cervetti, che aspetta un bambino. «Sono qua con il mio compagno, ho pensato io a organizzare la cena. La mia famiglia ha riso», racconta. Un brindisi. Anche Manuel Zamparella, ballerino di breakdance e dipendente di un’azienda che fa assistenza tecnica, dice la sua: «Se più locali facessero queste iniziative darebbero una boccata di ossigeno sia all’umore che al portafogli».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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