Sicurezza
Omero, cambio di testimone alla storica trattoria
La storica, antica, trattoria Da Omero cambia gestione. I buongustai sono preoccupati, i piatti della tradizione, come si mangiano qui, non si trovano in nessun altro posto
SAN MINIATO BASSO. La storica, antica, trattoria Da Omero cambia gestione. I buongustai sono preoccupati, i piatti della tradizione, come si mangiano qui, non si trovano in nessun altro posto: saporiti per gli ingredienti di stagione, cucinati a fuoco lento, serviti con il sorriso e il buon appetito, innaffiati con buon vino. «Non ce la facevo più – racconta Giuliana Meacci, 72 anni, che con il figlio Alessio, e il fratello Emilio con la moglie Maresca Latini hanno soddisfatto generazioni di buongustai – mi è passata la voglia. Ma non a causa dell’età, bensì per la salute».
La trattoria, da 21 anni nella piazza principale di San Miniato Basso, era già conosciuta quando si trovava a La Scala, da dove fu trasferita dopo 35 anni d’attività della famiglia Meacci. Sempre per i piatti tipici: la rilevarono 56 anni fa i genitori Duilio Meacci e la moglie Pia, da colui che si chiama Omero. Il quale aveva un negozio di generi alimentari, faceva anche i panini, e a coloro che percorrevano la strada statale e si fermavano, anche qualche piatto caldo.
«Ricette orali – continua Giuliana Meacci – eppure saporite. All’inizio un pasto costava 350 lire, compreso il fiaschetto di vino. Oggi, invece, una ventina di euro o poco più. La nostra vera specialità è soddisfare il cliente, anche alla svelta nella pausa di pranzo».
Ci sono stati Remo Girone dopo aver girato La Piovra, Milena Vukotic interprete in Fantozzi, mentre quando era presidente del Dramma popolareGianfranco Rossi vi teneva perfino le conferenze stampa. Ma su come il locale s’è fatto un nome, si racconta di un noto imprenditore conciario santacrocese, gran buongustaio, che ne parlava in giro dicendo “non lo cambierei con il miglior ristorante di Firenze”, e al ritorno dalla città del giglio si fermava immancabilmente.
«È nostro cliente tuttora – riprende la signora Giuliana – viene un po’ meno per ragioni d’età, però per le festività natalizie ha ordinato la ribollita, la trippa e il cibreo, che si è fatto consegnare a casa. A volte invece vuole lo stoccafisso che si fa il martedì, o la francesina. Ma ha assaggiato tutte le specialità: il farro, i ceci, il baccalà, i fagioli all’uccelletto».
Chi sono coloro che si prenderanno la responsabilità di perpetuare il mito a tavola? Sono già all’opera il nuovo chef Andrea Arrighi, 48 anni, di Calci, affiancato dai collaboratori Cristian Iannone, 34 anni, di Santa Maria a Monte, Valerio Allegrini, 40 anni, di Pisa, e la giovane Barbara Bernardeschi, di San Miniato Basso.
Luciano Gianfranceschi
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