Il Tirreno

Pontedera

Le bambine fuggite dal campo nazista incantano gli studenti

Le bambine fuggite dal campo nazista incantano gli studenti

Commovente incontro con le sorelle Andra e Tatiana Bucci con le ragazze che andranno in viaggio ad Auschwitz

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di Jacopo Paganelli

CASCINA

Una sinergia , all’insegna della storia e del ricordo, quella fra scuole cascinesi e Comune. Che trova, nel ricordo diretto dei testimoni di ciò che è stato, il collante più forte.

Ieri le sorelle Bucci, Andra e Tatiana, hanno raccontato - invitate dal sindaco Alessio Antonelli - la propria esperienza dei campi di concentramento tedeschi a quattro studentesse della V del liceo scientifico Pesenti (Sara Bagagli, Maria Vittoria Gronchi, Carolina Sbrana e Irene Saccon) che fra dieci giorni partiranno in una visita ad Auschwitz.

Un progetto a cui collabora, fra gli altri, l’assessore Fernando Mellea, docente proprio all’istituto superiore cascinese. Le ragazze, selezionate in base alla media, hanno già partecipato ad alcune conferenze propedeutiche al loro viaggio. Ma questa è stata di gran lunga la più toccante. «Avevamo quattro e sei anni quando fummo deportate nel ’44 a Birkenau», esordisce Tatiana. «Nostra madre era ucraina, ma si trasferì a Fiume dove si sposò con nostro padre. A seguito delle leggi razziali, io non potetti cominciare neppure la scuola materna. Quando l’Italia entrò in guerra, nostro padre fu arrestato perché, da marittimo, si trovava nelle acque territoriali del Sud Africa». Poi la cattura, a seguito di una delazione. «Ho sempre in mente la scena di mia nonna che supplica le SS di lasciare a casa almeno noi bambini». E la deportazione nei famigerati vagoni bestiame, «con un secchio per l’intero carro. Quello era il primo modo che i tedeschi adoperavano per farci perdere la dignità». Al campo di Birkenau, diretto dal “dottor morte” Mengele, le due bambine ricevevano quotidianamente la visita della mamma. «La quale ci rammentava il nostro nome e cognome, perché coi numeri che avevamo segnati sul braccio rischiavamo di dimenticarcelo. Ricordo che le grandi cataste di corpi ammassati non ci colpivano. I bambini si adattano molto in fretta alle varie situazioni, anche alle più folli e assurde». Poi la liberazione a opera degli americani, la fine atroce del cugino – andato a finire in un campo per la ricerca sulla tubercolosi e impiccato insieme ad altri bambini – e il passaggio in Repubblica Ceca. «Da lì ci portarono a Londra, dove un ricco sir inglese aveva messo a disposizione parte della propria villa ai rifugiati. Fu in Inghilterra che ci ricongiungemmo coi nostri genitori». Ma, tornate a Fiume, le sorelle Bucci dovettero fuggire a Trieste a causa delle repressioni dei seguaci di Tito della Jugoslavia. E reimparare l’italiano che, fra una peregrinazione e l’altra, avevano dimenticato . «È stato un racconto davvero toccante», commenta Carolina, andata già in Germania tre anni fa con la Regione Toscana, visibilmente commossa. «Anche se ascoltare queste cose è difficile, siamo contente che le istituzioni ci diano la possibilità di approfondire temi così importanti e cruciali della nostra storia». Al ritorno, le studentesse riferiranno l’esperienza ai bambini delle scuole medie e allestiranno una piccola pubblicazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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