Sicurezza
Più cemento che pazienti dubbi sul nuovo S. Chiara
“Progetto originario” sollecita un ampio confronto con istituzioni e sindacati «Il rilancio si regge su un’irrealistica e spericolata operazione urbanistica»
di Manolo Morandini
VOLTERRA
Una nuova sede più economica, con meno posti letto, e un taglio ai costi del personale. L’ingresso di un socio privato e la cessione di “volumi urbanistici” non più necessari con cui rimettere in sesto i conti. I due pilastri su cui si regge il piano industriale per voltare pagine nella gestione del Santa Chiara non convincono Progetto originario. Un mix di soluzioni che sembra trascurare il core business dell’Azienda sanitaria di servizi alla persona (Asp).
«Manca, ed è grave, una vera e puntuale analisi sul lato dei ricavi – afferma Progetto originario –. Semplicemente si ipotizza l’offerta di servizi alternativi alla popolazione anziana, senza peraltro alcun cenno a un’analisi dei bisogni. Nessun riferimento a una qualsiasi azione per l’innalzamento delle quote sanitarie. Insomma, a una prima analisi, il documento non ci soddisfa».
Il contratto. Il diverso inquadramento dei dipendenti, in particolare, suona come un campanello d’allarme: «Sembra l'obiettivo prioritario, da raggiungersi tramite la privatizzazione secondo lo schema della separazione tra il socio pubblico, staccato dalla gestione diretta, che verrà affidata ad una nuova società a capitale misto pubblico-privato, che si avvantaggerebbe di personale a costo minore».
La nuova società. La nuova sede verrebbe realizzata nell’area ex Chiarugi o nel parcheggio dell’ Ospedale. «Costo dello stabile: circa 5,4 milioni di euro, da recuperarsi con la cessione dei volumi in eccesso del padiglione Chiarugi, frazionati e alienati in lotti separati», afferma Progetto originario. Che aggiunge: «Ci pare irrealistica e alquanto spericolata l’operazione urbanistica proposta per il recupero dei volumi del Chiarugi. La rendono poco credibile: i costi supposti, la tempistica individuata (dovendo intervenire sugli strumenti urbanistici) e la spregiudicatezza dell'operazione immobiliare».
La scelta di localizzare la struttura agli estremi margini della città preoccupa. «Quale anziano sarebbe lieto di trascorrere l’ultima parte della propria vita in un’area così lontana, a stretto contatto soltanto con l’area ospedaliera?», chiede Progetto originario. Che aggiunge: «Ed è tanto più importante ipotizzando di creare servizi anche per anziani autosufficienti, che potrebbero essere attratti da una localizzazione non avulsa dalla città, dove i servizi siano accessibili».
Per ovviare al peso dei costi di manutenzione dell’attuale sede elevati, «varrebbe la pena prendere in esame un intervento di riqualificazione o la costruzione di una nuova residenza in un’area a contatto con la città».
Il lato privato. L’ingresso di un socio privato nella gestione di servizi alla persona per Progetto originario avrà un effetto sicuro: «l’innalzamento delle tariffe e la perdita di qualità del servizio ai cittadini».
Sul tavolo tante domande e la richiesta di un ampio confronto con le istituzioni, le massociazioni e il sindacato. «Come potrebbe influire l’ingresso di un privato sui presunti squilibri tra domanda e offerta?», chiede Progetto originario. Ma anche: «Se gli investimenti per la nuova struttura saranno sostenuti interamente dall’attuale Asp, mediante dismissione del proprio patrimonio, perché ricercare un socio privato a cui “girare” questo beneficio? Solo per operare risparmi sul personale?».
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