Italia
In fila a chiedere la grazia nel santuario
E’ un gioiello andino quasi mai aperto dove nel 1400 apparve la Madonna: se ne prende cura un’associazione della Leccia
di Jacopo Paganelli
CASTELNUOVO
Una chiesetta secolare e il suo corpus di tradizioni minacciati dallo scorrere del tempo. E l'associazione “Amici della Leccia”, nata nel 1992 per iniziativa di un cittadino di buona volontà che ha smosso gli animi e mobilitato le coscienze per salvare un gioiello a livello mondiale, dimenticato. Questi gli ingredienti di una storia che sa d'altri tempi alla Leccia, borgo di Castelnuovo. Il protagonista è Lido Berti, che di “Amici della Leccia” è fondatore e padre nobile.
La disgrazia lo colse nel 1985, quando un malore improvviso - causato dal freddo pungente - lo trascinò per tre minuti a un passo dalla morte. Da allora, Lido ha cambiato vita. E, in questa nuova esistenza improntata ai valori cristiani, rientra anche la cura per il santuario della “Madonna del Libro”, affine a quello della “Madonna del Frassile”.
Oggi quel santuario - il cui abside è adiacente al camposanto di Castelnuovo - viene aperto per le liturgie il 14 giugno e l'8 settembre. «Tutto cominciò alle 16 del 14 giugno 1632, quando una grandinata violentissima distrusse i raccolti di tutta la Valdicecina» racconta Berti.
«Fu una catastrofe. Ma i contadini si accorsero con stupore che lì dove sorgeva un piccolo sacello con una Madonnina sulla sommità, nel raggio di circa 300 metri, i chicchi grandine come delle noci non erano caduti. Quindi, riunitisi la sera stessa in piazza della Leccia, convennero che si era trattato di un miracolo. Ed eressero questo santuario nel quale, ogni 14 giugno, si celebra la festa della “Madonna della grandine».
Festa che è andata avanti per secoli, con fedeli che provenivano da tutte le zone vicine. Finché, nel 1958, il genio di Pisa non dichiarò la struttura pericolante, ponendo fine alla secolare tradizione. Il comune, che stimava l'immobile essere della curia volterrana, inviò al vescovo un'ingiunzione di intervento per un importo di più di 100 milioni. «Fu allora che mi misi a spulciare gli atti e gli archivi. Finché non venne fuori che la chiesetta era del comune. Costituimmo allora un'associazione, imponendoci una quota a testa e contribuendo ognuno secondo le proprie possibilità». Adesso gli affiliati sono 72, di cui 54 autoctoni. «Il resto è costituito da persone che amano la Valdicecina e che magari hanno la seconda casa qui. Ce ne sono di tutte le parti d'Italia, e alcuni anche da fuori». Tre anni fa, il filo rosso con il '600 è finalmente potuto riprendere.
«Nel santuario è presente la cosiddetta “Madonna del libro”, opera di Matteo di Pierantonio de’ Gondi , importante michelangiolista. Maria tiene in collo Gesù bambino, reggendolo con una mano. Con l'altra tiene aperto un libro. Alcuni critici parlano di una Maria intenta a valorizzare la cultura, e a insegnare al figlio tramite il libro».
La celebrazione della “festa della grandine” avviene adesso il giorno festivo più prossimo al 14 giugno.
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