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Pontedera

Stiamo in guardia dai silenzi colpevoli

Stiamo in guardia dai silenzi colpevoli

Il vescovo ha celebrato con i giornalisti locali la giornata dedicata a San Francesco di Sales

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SAN MINIATO

«Quando si parla, o si scrive, esiste anche il silenzio colpevole: se nasconde la verità che invece deve sempre essere alla base della missione di giornalista. O se è fatto di molte grida e poco dialogo», ha ammonito il vescovo Fausto Tardelli, illustrando ai giornalisti e agli operatori della comunicazione il messaggio di papa Benedetto XVI intitolato "Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione", nella ricorrenza del patrono san Francesco di Sales. Accanto a lui il vicario monsignor Morello Morelli e don Francesco Ricciarelli.

L'incontro, da anni un appuntamento per conoscersi meglio, si è svolto nel complesso della santissima Annunziata, la cui chiesa è ancora inagibile, dopo che il tetto fu danneggiato dal fulmine l'estate scorsa. Non è stato soltanto un'anticipazione del messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali prevista per il 20 maggio, ma ha consentito poi durante il dibattito anche una disamina delle varie problematiche del territorio.

«Il lavoro è importante, qui si è resistito meglio che altrove, ma la Caritas ha visto peggiorare notevolmente la situazione, e ormai si rivolgono ai centri d'ascolto anche tanti italiani. A Ponsacco sono stati occupati abusivamente ambienti della parrocchia, certe amministrazioni comunali hanno esaurito le risorse, la Caritas cerca di moltiplicare pani e pesci, come nei miracoli nel Vangelo. I cinesi non si rivolgono a noi, gli islamici invece sì».

Poi, ha aggiunto: «Su una sessantina di sacerdoti, una ventina sono stranieri. La Provvidenza ci ha fatto trovare pronti quando il territorio è diventato multietnico, e anche per i nuovi arrivati qui è così più facile parlare a un sacerdote di colore. Insieme agli autoctoni abbiamo anche seminaristi da India, Africa, Polonia, America latina; tra tutti, una sessantina, uno è già cappellano». Poi, sui futuri sacerdoti ha continuato: «Ne abbiamo 7, erano 10, dei quali 3 sono già diventati sacerdoti; giovani nati in questa zona. Anche le religiose hanno presenze da altre nazioni, un quarto sono di colore tra circa un centinaio di presenze, nei conventi a San Miniato, Fucecchio e Santa Croce. E in quest'ultimo convento, intitolato alla patrona santa Cristiana, c'è anche un caso di sensitività».

Anche per l'ora di religione nelle scuole i dati sulle frequenze reggono: «Siamo su una media dell’80-85% partecipanti, ma a Firenze ci sono scuole al 50-60%».

Nel corso del dibattito, il decano dei giornalisti, Riccardo Cardellicchio, ha esortato i giovani a evitare «il silenzio malato, che è quando non si dice tutto: come sui morti nelle carrette dei mari, sul disastro all'isola del Giglio, sul silenzio dei sindaci. Dobbiamo cercare la verità, bisogna trovarla».

Sul prossimo trasferimento, probabilmente a Prato, monsignor Fausto Tardelli ha glissato. Come esorta il Papa, è importante la parola, è determinante il silenzio per capire. Ma ha salutato esprimendo apprezzamento «per come la stampa locale segue con attenzione e rispetto le vicende diocesane».

Infine, ha ricordato alcune date importanti: il prossimo 22 marzo il centenario della nascita del vescovo Paolo Ghizzoni. Poi, il 9 agosto 100 anni dalla morte di Pio Alberto Del Corona, il vescovo livornese ma residente a San Miniato, per il quale è già riconosciuto un miracolo. Valido, appunto, per la causa di beatificazione già avviata. Poi, il 5 dicembre sarà il 390° anniversario della diocesi, costituita nel 1622. «Tra dieci anni saranno 400 anni tondi, sarà una grande ricorrenza», ha aggiunto. E ha anticipato anche la probabile beatificazione per suor Rita Montello, vissuta nel convento di Santa Croce: «C'è sostanza». Poi, ha concluso con un sorriso: «Non è terra arida quella della diocesi di San Miniato».

Luciano Gianfranceschi

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