Sicurezza
Podere trasformato in deposito di armi Arrestati cacciatori
Serrazzano, zio e nipote fabbricavano e vendevano la merce Sequestrate anche 13 trappole esplosive per i cinghiali
di Francesca Suggi
POMARANCE
Con quelle trappole esplosive fatte in ferro avrebbero potuto persino gambizzare ignari cercatori di funghi. O magari una famigliola di amanti del verde a passeggio. Si azionano con un filo: un tocco e parte lo sparo. Ne scovano ben 13 di congegni di questo tipo i carabinieri: ma lista della “spesa esplosiva” e fuori legge è lunga.
E’ un deposito di munizioni illegali per la caccia principalmente al cinghiale, mascherato da podere quel casolare nei boschi di Serrazzano dove i militaie dell’arma di Monteverdi e Castelnuovo fanno il blitz notturno.
Dodici ore di perquisizione che finisce con l’arresto degli abitanti della casa, due cacciatori uno pensionato di 64 anni e l’altro, suo nipote, un autista di 54 anni.
Una volta entrati nel casolare per un normale controllo, i carabinieri si trovano protagonisti di una scena alla Totò. Con uno dei due che, furtivamente, sgattaiola in camera per nascondere sotto il letto una carabina “truccata”, con tanto di silenziatore e mirino ottico.
«Che c’è in camera, mi apra la porta», chiede il militare. «Niente perché?», risponde l’uomo, colto con le mani nel sacco. «E quello sotto il letto chi ce l’ha portato?», rincarano le forze dell’ordine.
Ecco che in una stanza del podere viene addirittura sequestrato una sorta di cannoncino fai da te.
E ancora 35.117 cartucce e proiettili di vario tipo per carabine. Di questi 15mila pallini, 5mila a palla (per legge in casa non se ne possono detenere più di 100). La lista è lunga: ci sono 24 chili di polvere da sparo, tre tagliole grosse, 73 piccole. 6 silenziatori artigianali, 14 torce elettriche con supporto per armi da fuoco, carabine
«Per un po’ di colpi, che male c’è», reagiscono gli arrestati. Realtà e finzione: il confine è labile.
La mole del materiale sequestrato è tanta. A fatica si riesce a trovare spazi in caserma, in attesa di smaltirle nei centri specializzati di Noceto per le munizioni e Milano per le armi.
Nel deposito esplosivo non solo si accumula merce, ma si fabbrica pure e si vende. Con un giro di affari stimato di migliaia di euro.
Difficile pensare che tutto quel tavolo imbandito servisse solo per la caccia al cinghiale dei due arrestati. E infatti i capi di imputazione con cui il pensionato e il nipote autista sono accusati sono una sfilza: ricettazione, alterazione di armi, fabbrica e commercio non autorizzato di armi e , ovviamente, detenzione abusiva di armi.
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