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L’omicida trasferito all’Opg di Montelupo

L’omicida trasferito all’Opg di Montelupo

TERRICCIOLA È stato convalidato l’arresto dell’uomo di 33 anni accusato di omicidio volontario dopo che ha accoltellato, colpendolo numerose volte, un altro ospite della casa accoglienza “Bandecchi”...

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TERRICCIOLA

È stato convalidato l’arresto dell’uomo di 33 anni accusato di omicidio volontario dopo che ha accoltellato, colpendolo numerose volte, un altro ospite della casa accoglienza “Bandecchi” per malati psichiatrici di Terricciola.

Ieri mattina si è svolta l’udienza di convalida ed è stata disposta, su richiesta del pubblico ministero Giovanni Porpora, la misura cautelare nell’ospedale psichiatrico di Montelupo. L’uomo, residente a Ponteginori, è stato trasferito nella giornata di ieri. L’omicida viene mantenuto sotto l’effetto di sedativi. Si è però reso conto di avere ucciso Matteo Bassi, 32 anni non ancora compiuti. L’aggressore lo considerava la causa di tutti i suoi mali. Anche davanti al Gip ha trovato conferma la storia del malocchio. L’omicida, che era a Terricciola da circa un mese, era ossessionato da Matteo. Riteneva che fosse la causa dei suoi problemi, che gli desse il malocchio. E per questo lo ha aggredito con un coltello che si era portato da casa al momento di entrare nella casa famiglia. Un’arma rimasta nascosta per troppo tempo. Nessuno si era accorto che il 33enne aveva portato un coltello e l’uomo si era ben guardato da farsi scoprire.

Il pubblico ministero richiederà che si ammessa in sede di incidente probatorio una perizia psichiatrica per valutare se l’omicida era in grado di intendere e di volere quando ha colpito l’amico per neutralizzare quelli che lui credeva fossero i suoi “poteri” negativi.

Due famiglie, che la malattia mentale dei protagonisti di questa tragica storia aveva già messo alla prova, sono ora nella disperazione.

Gli amici e il fratello di Matteo Bassi si chiedono se questa tragedia poteva essere evitata. Tanti i dubbi sulla presenza del coltello nella struttura di recupero. Ci si domanda se le manie di persecuzione dell’omicida non siano state sottovalutate dagli psichiatri che lo avevano in cura. Aspetti questi a cui dovrà dare una risposta l’indagine interna aperta dall’Asl 5 che ha la responsabilità della casa famiglia, data in gestione alla cooperativa sociale Agape.

Sabrina Chiellini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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