Sicurezza
Dai 25 ai 50 anni: lievitano i malati d’azzardo in cura
PONTEDERA Sempre più malati d’azzardo. Un’impennata del 50% rispetto rispetto al dicembre 2010. A confermarlo è proprio quella struttura che da tempo si prende cura di chi ha il coraggio di...
PONTEDERA
Sempre più malati d’azzardo. Un’impennata del 50% rispetto rispetto al dicembre 2010. A confermarlo è proprio quella struttura che da tempo si prende cura di chi ha il coraggio di riconoscere la dipendenza e farsi aiutare.
«A fine 2010 avevamo 22 persone in cura, mentre a dicembre 2011 i pazienti sono saliti a 33, con due nuovi ingressi proprio recenti», ha il report davanti agli occhi Donatella Paffi, responsabile delServizio per le tossicodipendenze (Sert) della Asl 5. Sì, perché che il gioco sia una droga a colpi di click ormai è un dato di fatto.
«Diciamo che non abbiamo picchi legati a periodi, ma le persone che si rivolgono a noi sono spalmate in tutto l’arco dell’anno», continua. La dannazione è trasversale: il gioco prende la mano a 25 anni come negli “anta” inoltrati. E a Pisa si rivolgono i malati di gioco di tutta la provincia.
La prima piccola, grande montagna da scalare è riconoscere di essere malato e farsi aiutare.
«Abbiamo uomini e donne, questa patologia non fa distinzione di sesso. Abbiamo una donna in cura in una delle nostre case famiglia sul territorio, perché queste persone spesso hanno bisogno di ambienti nuovi e non viziati da cattive abitudini, per ritrovare e riabituarsi a equilibri sani», continua la responsabile.
L'iter da seguire per questi «dannati» del gioco è l'incontro con un medico, poi con un assistente sociale, infine con uno psicologo. Il tempo per la guarigione? Indefinito a causa delle probabili ricadute come avviene per i tossicodipendenti da eroina e cocaina.
«Sicuramente con un appropriato dosaggio e mix di farmaci - spiega Paffi - dopo due o tre mesi otteniamo ottimi risultati, ma poi questi soggetti in cura vanno stabilizzati, reinseriti nel nucleo familiare e sociale».(f.s.)
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