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«Niente combustione nel cogeneratore: processo naturale»

«Niente combustione nel cogeneratore: processo naturale»

San Donato, il costruttore Sebigas illustra il progetto «Scarichi pari a quelli di un autobus alimentato a metano»

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di Nilo Di Modica

SANTAMARIA A MONTE

«Sono convinto che molte delle incomprensioni che sono emerse negli ultimi giorni sull'impianto derivino esclusivamente dalla non conoscenza della tematica». Non ha dubbi Roberto Manzoni, direttore generale della Sebigas, l'azienda che insieme alla società di scopo Prati Bioenergia si accinge a costruire il contestato cogeneratore di San Donato, circa i motivi che hanno portato a una tale repulsione verso l'impianto da parte dei residenti nella frazione.

«Nelle zone dove questi impianti non sono diffusi spesso ci si deve scontrare con una serie di ritrosie – spiega Manzoni – a cominciare dalla confusione che si fa tra centrali a biomassa, che dunque ricavano energia dalla combustione di materiali vegetali, e impianti come quello di San Donato dove invece non si brucia assolutamente niente. Il tutto per portare avanti un'attività che come azienda ci siamo impegnati a costruire nel pieno rispetto dei pareri degli amministratori comunali». Che aggiunge: «Disponibilità che abbiamo dimostrato invitando una delegazione del Comune di Santa Maria a Monte in uno dei nostri impianti nel dicembre scorso, ma anche rispondendo positivamente, con allungamento di tempi e costi, alle prescrizioni che ci sono state fatte, a cominciare dall'ubicazione dell’impianto che è stato allontanato notevolmente dalle case».

Parole alle quali la Sebigas, azienda che ad oggi gestisce 14 impianti simili in Italia, e altrettanti ne ha in costruzione, fa seguire una serie di rassicurazioni. «L'impianto di San Donato non fa altro che sfruttare processi che sono già in natura – dicono dall'azienda – La quantità di anidride carbonica che viene emessa dal motore alimentato a biogas, paragonabile a quello di un autobus a metano, è la stessa che si produrrebbe lasciando il mais a decomporsi sul campo. Il digestato, ovvero il prodotto vegetale rimanente dal processo di produzione del gas, perde nel processo di produzione tutti gli elementi ammoniacali da cui si generano gli odori. Alla fine del processo non si sprigionano particolari odori e i residenti non ne sentiranno».

Dei benefici per la collettività parla Paolo Nacci, vicepresidente Coldiretti provinciale e proprietario di una nota azienda agricola di San Miniato, già promotrice di alcuni impianti fotovoltaici. «Questi impianti a biogas fanno rivivere l'agricoltura in crisi – spiega – lo dimostra il fatto che insieme al proprietario dell'azienda Giorgio Prati, stiamo prendendo contatti con altre due imprese agricole che avevano chiuso e che rientreranno in carreggiata. Stiamo parlando di aziende che lasciavano i terreni incolti. Adesso torneranno a produrre e coltiveranno, come da normativa, sia per l'impianto che per la produzione di risorse alimentari». Che aggiunge: «Senza contare che per la costruzione del cogeneratore ci rivolgeremo a ditte del luogo, con l'intento di intensificare i rapporti con la comunità più in la nel tempo». E conclude: «chi vorrà venire a vedere uno di questi impianti non ha che da contattarci, siamo pronti a organizzare delle gite ad hoc».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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