Sicurezza
Minaccia i familiari perché non vuol curarsi
Protagonista un giovane, armato di coltello. S’è scagliato ed ha aggredito anche gli agenti di polizia intervenuti: disarmato è stato ricoverato e denunciato
VOLTERRA
Non è ancora maggiorenne e deve difendersi da pesanti accuse dopo un litigio in famiglia che ha avuto fine solo con l’intervento della polizia.
È successo l’altro giorno a Volterra: personale del commissariato di pubblica sicurezza di Volterra è stato chiamato in un casa dove un giovane aveva dato in escandescenza con i suoi familiari arrivando addirittura a minacciare i genitori con un coltello. Si rifiutava di farsi assistere dal personale medico del 118 costringendolo addirittura ad uscire dalla casa per evitare le maniere manesche del ragazzo che vive un profondo disagio.
Quando ha visto i poliziotti il ragazzo, che ha 17 anni, ha riafferrato subito il coltello già usato per intimorire i genitori, rivolgendolo questa volta verso gli agenti minacciandoli di non avvicinarsi.
Sotto la continua minaccia del coltello, e dopo una lunga trattativa verbale, e vista l’impossibilità di risolvere a parole la questione, approfittando di un momento di distrazione del ragazzo – durante il quale si era leggermente voltato di fianco per parlare con la mamma – uno dei due poliziotti è balzato in avanti riuscendo ad afferrargli il polso, per poi immobilizzargli il braccio sia per disarmarlo che per cercare di evitare che potesse brandire il coltello di nuovo.
Successivamente – evitando di toccare la lama sventagliata – il ragazzo è stato disarmato e bloccato a terra con l’ausilio dell’altro poliziotto (il commissario capo dirigente l’ufficio di pubblica sicurezza di Volterra), per il successivo intervento di sedazione operato del medico del 118.
È stato quindi accompagnato al pronto soccorso di Volterra dove è stato infine sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio e ricoverato presso il reparto di psichiatria dell’ospedale di Pontedera.
Sarà adesso competenza della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Firenze stabilire se il giovane potrà essere ritenuto responsabile dei reati previsti e puniti dagli articoli 336, 337 e 339 del codice penale per aver esercitato resistenza, violenza e minaccia a pubblici ufficiali, il tutto aggravato dall’uso di un’arma.
Altre volte il ragazzo, che deve essere curato, non accetta i trattamenti prescritti dai medici. Questa volta però la situazione ha preso una piega diversa che ha lasciato tutti molto sorpresi. Comunque alla fine il tso è stato eseguito e il ragazzo ha ricevuto le cure di cui aveva bisogno.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
