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Fotovoltaico, continua il braccio di ferro

Fotovoltaico, continua il braccio di ferro

se la Provincia non sbloccherà i quattro impianti, la ditta Fedi è decisa a presentare ricorso al Tar

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di Giacomo Pelfer

SAN MINIATO. Sembra destinato a durare il braccio di ferro tra la Provincia di Pisa e la Fedi Impianti, l'azienda incaricata di realizzare e gestire i quattro campi fotovoltaici di San Miniato Basso.

Una vicenda che adesso rischia di finire a carte bollate, dopo la decisione della Provincia di stoppare i lavori sollevando il mancato rispetto dei tempi previsti per l'inizio delle attività. Giovedì pomeriggio, quindi, la Fedi Impianti è arrivata negli uffici pisani per provare a sbloccare la situazione. «Abbiamo chiarito tutto – spiegava ieri Marco Matteini, presidente dell'azienda – dimostrando che lo stop della Provincia rappresenta un atto irrituale e infondato. Non abbiamo dubbi di aver agito nel pieno rispetto delle regole. Adesso, attendiamo una risposta dalla Provincia, anche se siamo certi che non potrà che essere positiva. In caso contrario saremo costretti a presentare ricorso al Tar».

Il braccio di ferro, però, si gioca prima di tutto sui tempi: l'obiettivo, per l'azienda, è arrivare al completamento degli impianti entro marzo, termine ultimo per assicurarsi gli incentivi, senza i quali verrebbero meno anche i finanziamenti da parte delle banche. «La Provincia si è riservata di fornirci una risposta entro stasera (ieri, ndr) – spiegava Matteini -. Lunedì vogliamo già essere in cantiere, altrimenti faremo ricorso per chiedere di essere risarciti. Siamo un'azienda seria, e vogliamo far lavorare i nostri dipendenti in serenità». Nessun commento in merito, tuttavia, dagli uffici provinciali, che precisano «l'inesistenza di un qualunque accordo per fornire una risposta entro oggi (ieri, ndr)». «La questione – dicono - sarà sciolta nei primi giorni della prossima settimana. Ribadiamo che al momento dei controlli i lavori non erano ancora partiti». Dalla Fedi Impianti c'è invece l'assoluta certezza di aver agito nelle regole: «E' lampante – conclude Matteini -: ci sono anche diverse sentenze che ci danno ragione. Siamo aperti ad ogni forma di compromesso con i residenti, perché è nel nostro interesse avere buoni rapporti con una realtà dove dovremo lavorare per 25 anni. A San Miniato, involontariamente, ci siamo trovati coinvolti in una faida che non ci appartiene».

Nel frattempo, mercoledì, si era svolta la terza seduta della commissione d'inchiesta sul fotovoltaico, stavolta a porte chiuse. Una seduta preceduta da alcuni minuti d'incertezza e di tensione per la scelta di consentire o meno l'audizione di Assunta Primaverina, presidente dell'Associazione per la salvaguardia di Roffia. Alla fine ha prevalso il sì, votato a maggioranza. «La questione doveva essere valutata meglio – dice il presidente della commissione Michele Altini - perché il regolamento non prevede di ascoltare persone esterne all'amministrazione. E' una cosa che dobbiamo chiarire, soprattutto in vista delle prossime richieste di audizione». Subito dopo è stato ascoltato il dirigente Alessandro Annunziati, presidente della Commissione Qualità del Comune, che aveva dato parere favorevole agli impianti. «E' emerso che già tra maggio e giugno 2010 erano arrivati in Comune circa i due terzi dei progetti – dice Fabio Corsi dei Comunisti Uniti -; quindi la Commissione Qualità era già in grado di capire la situazione che si stava creando. E non fu detto niente neppure quando fu portato in votazione il regolamento del 20 luglio».

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