Finanza
Condannato a 2 anni per le percosse a sorella e genitori
di Sabrina Chiellini Il giudice monocratico del tribunale di Pontedera, dopo aver sentito i drammatici racconti dei familiari e dei carabinieri, ha condannato David Macchia
di Sabrina Chiellini
SANTA MARIA A MONTE. Il giudice monocratico del tribunale di Pontedera, dopo aver sentito i drammatici racconti dei familiari e dei carabinieri, ha condannato David Macchia, 32 anni, di Santa Maria a Monte, a due anni di reclusione, senza concedergli la sospensione della pena.
Il giovane era accusato di aver picchiato, dopo ripetute minacce, i genitori e la sorella. Situazioni che si sarebbero ripetute più volte nel tempo da creare, secondo quanto hanno accertato le indagini, un clima vessatorio nei confronti dei familiari.
L’episodio più eclatante, quello che poi ha spinto i genitori a raccontare quello che stavano subendo, risale al giorno della Festa della Donna del 2010. Intervennero i carabinieri e l’uomo finì in manette.
In quell’occasione il figlio avrebbe minacciato il padre: «Ti faccio saltare l’auto e la casa», questo il tenore delle sue parole.
Tutto perché la sorella si era lamentata dei suoi atteggiamenti e del fatto che l’uomo aveva mangiato un dolce che era stato acquistato dalla sorella per festeggiare ’8 marzo. La reazione di Macchia li aveva sorpresi. Tutti e tre, genitori e sorella, vennero aggrediti e successivamente anche i carabinieri di Santa Maria a Monte ebbero il loro bel da fare per riportare la situazione alla normalità e successivamente per accompagnare l’uomo in carcere a Pisa.
Tanto che l’uomo, oltre che per le lesioni personali causate ai propri familiari, era stato indagato anche per resistenza a pubblico ufficiale.
Quel giorno, era arrivato a stringere con forza un braccio alla sorella al punto da romperle un dito e causarle lesioni giudicate guaribili in 25 giorni.
Secondo le successive indagini, queste situazioni sarebbero state all’ordine del giorno per un lungo periodo, dal 2007 al 2010, quando la famiglia ha trovato la forza di raccontare il proprio disagio.
Ricordare in un’aula di tribunale quei momenti, le discussioni nate per motivi banali, non deve essere stato facile per chi ha vissuto le aggressioni.
Alla fine il giudice lo ha condannato a due anni.
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