Sicurezza
Si spacca la maggioranza il Pd molla Socialisti e Rc
Montopoli: lo schieramento che sostiene Vivaldi si riduce a nove membri La frattura è stata la firma del protocollo d’intesa sull’Arpat di San Romano
di Giacomo Pelfer
MONTOPOLI
Si spacca la maggioranza comunale di Montopoli. A poco più di due anni e mezzo dalla tornata elettorale del 2009, si chiude a metà strada l'alleanza del Pd montopolese con il Patito Socialista e Rifondazione.
Una rottura che era nell'aria da mesi, sospinta dalle polemiche che hanno accompagnato la firma per il nuovo protocollo di gestione dell'Arpat di San Romano. Uno scontro culminato a ottobre con la revoca delle deleghe, da parte del sindaco Alessandra Vivaldi, all'assessore all'ambiente Giuseppe Novino di Rifondazione. Inutili, a detta del segretario comunale Pd Sandro Vanni, i tentativi per ricucire lo strappo, durante gli incontri che si sono succeduti negli ultimi tre mesi. «Continueremo a lavorare in questo senso – precisa subito Vanni – perché la vocazione unitaria è nel dna del nostro partito, ma dopo la riunione della scorsa settimana non abbiamo potuto far altro che prendere atto della rottura. E' una conseguenza naturale, perché al momento non esistono le condizioni per lavorare assieme».
Una maggioranza monocolore. Quella di Montopoli, del resto, era l'unica maggioranza comunale della zona a tenere ancora assieme le varie anime della sinistra. «E' una tradizione nel quadro politico del nostro comune – ricorda Vanni – che dal dopoguerra ha sempre avuto maggioranze di coalizione». Da questo momento, in pratica, il Pd considera come membri esterni alla maggioranza i consiglieri Maria Vanni del Psi e Giuseppe Novino di Rifondazione. Il blocco di maggioranza si riduce quindi da 11 a 9 consiglieri (più il sindaco), tutti Pd, anche se alla coalizione aderiscono sempre Italia dei Valori e Comunisti Italiani, pur non avendo rappresentanti in consiglio. Lo scenario che si apre è quello di un confronto a tre fra una maggioranza di fatto monocolore, i 5 consiglieri di Montopoli Futura più il nuovo fronte Psi-Rifondazione.
Lo strappo sull’Arpat. Uno scenario che nasce essenzialmente dallo strappo sulla vicenda del centro Arpat di San Romano, inserito tra i punti principali del programma di coalizione. «Tenendo conto delle difficoltà del momento – dice il segretario Vanni – il nuovo protocollo, raggiunto anche grazie al lavoro di Novino, che su questo tema ha lavorato con l'appoggio e la fiducia di tutta la maggioranza, rappresenta un ottimo accordo. Si prevede il mantenimento del presidio nel comprensorio, potenziando i controlli anche grazie ad un mezzo mobile della Provincia; si stabilisce che i soldi investiti dal territorio siano reimpiegati in zona, prevedendo anche verifiche periodiche sull'efficienza del servizio. Per questo, la decisione di Novino di non votare il documento di sottoscrizione dell'accordo, per il quale aveva lavorato quasi due anni, ci è parso incomprensibile. La conseguenza più logica sarebbero state le dimissioni. Non avendolo fatto, la revoca della delega è stato un atto dovuto. Da tempo, sui temi ambientali, Rifondazione e Socialisti si sono mossi in modo scomposto, con attacchi contro l'amministrazione e il Pd, quasi a rivendicare una maggiore sensibilità che non esiste».
«Abbiamo cercato di ricucire lo strappo – dice Umberto Atzori della segreteria Pd – ma di fatto si era creata una situazione di impasse che ci impediva di affrontare tutti gli altri temi, come la crisi economica e l'Unione dei Comuni». «Eravamo in pratica bloccati su un tema che ormai era stato chiuso», aggiunge la consigliera Silvia Pieracci.
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