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In 300 per contestare il nuovo impianto a biogas

In 300 per contestare il nuovo impianto a biogas

Santa Maria a Monte: incandescente il clima dell’assemblea a San Donato Il sindaco Turini: «Abbiamo già ottenuto l’allontanamento dalla strada»

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di Nilo Di Modica

SANTA MARIA A MONTE

Se l’intento dell'assemblea di martedì scorso a San Donato sul cogeneratore era quello di chiarire le idee ai residenti, l'obiettivo non è stato centrato. La platea di quasi 300 persone, il doppio rispetto all'appuntamento della settimana scorsa, è stata decisamente ostile. Il tutto in una serata in cui la dialettica fra sindaco, esponenti della giunta ed il resto dei presenti si è fatta incandescente a più riprese, con accuse, prevaricazioni, botta e risposta surriscaldati anche dagli interventi dei molti esponenti delle opposizioni in sala, Popolo della Libertà, Udc e Prc in primis, oltre al Comitato Antinquinamento.

Una pessima accoglienza che sindaco e giunta, organizzatori dell'evento, hanno ricevuto fin dall'inizio nella sala del circolo Arci, dove erano stati attaccati anche alcuni cartelloni: da “Gli interessi non hanno priorità sul rispetto dell'ambiente” fino al più esplicito “Sì al biogas?.. Inizia la guerra”. Affrontate fin dall'inizio tutte le tematiche di più stretto interesse per i residenti, anche grazie all'ausilio di un tecnico chiamato dalla ditta “Prati Bioenergia”, autrice della richiesta di autorizzazione. Molte le domande e le preoccupazioni espresse dai sandonatesi: l'impatto ambientale che l'impianto potrà avere in termini paesaggistici, le eventuali emissioni, gli odori derivanti dai materiali utilizzati nel processo di produzione di biogas (mais) e quelli di scarto (il cosiddetto “digestato”), nonché le ripercussioni sulla viabilità, con oltre 1.300 mezzi pesanti previsti all'anno.

«La potenza di tutto l'impianto è paragonabile a quella di 90 caldaie domestiche e le emissioni sono state più volte definite non significative, tanto da non comportare né autorizzazioni particolari né specifici monitoraggi», ha dichiarato il tecnico Omar Retini. Dubbi anche in merito alle molte accuse pervenute circa la natura dell'impianto dopo un eventuale smantellamento. «Anche in quel caso, come sempre avviene in questi casi, ci sarà un piano di dismissione - ha replicato Retini -. In ogni modo le dichiarazioni circa eventuali modifiche dell'impianto per altri fini sono infondate».

Accuse sono poi piovute nei confronti del sindaco per il modo in cui tutta la vicenda è stata gestita. «E' singolare che un'amministrazione di sinistra rincorra gli interessi di un privato, in assenza totale di pianificazione - ha dichiarato il consigliere provinciale Pdl Silvano Melani -. Da quando è iniziata questa storia, a ottobre, nessuno della maggioranza ha mai pensato di coinvolgere l'opposizione. Salvo venirci a cercare all'ultimo momento». Accuse alle quali ha subito risposto il sindaco David Turini: «Ancora una volta, per gli interessi politici di qualcuno, si cerca di buttare via il bambino con l'acqua sporca.Le accuse dei consiglieri di minoranza sono campate in aria. Mentre l'opposizione gridava al complotto questa amministrazione ha aperto un tavolo concertativo con l'azienda, cercando di governare il processo come abbiamo sempre fatto. Abbiamo ottenuto il rinvio della conferenza dei servizi nonché numerose concessioni precauzionali, come l'allontanamento dell'impianto dalla strada. Questa serata doveva servire per approfondire e far emergere le problematiche proprio in vista di quella concertazione, ma come sempre si preferisce buttarsi in strumentalizzazioni politiche».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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