Attenzione
Vegetale al cromo: cambia il mercato delle pelli conciate
Le innovazioni della Chimontgroup di Montopoli Petroselli: «Con un nuovo trattamento risparmi del 30%»
di Luciano Gianfranceschi
SANTA CROCE SULL’ARNO
Si fa presto a dire “pronto moda”, che è la specialità delle pelli in questo distretto industriale. Perché in realtà significa innovazione tecnologica, e ricerca. In quanto le scarpe, le borse, i capi d’abbigliamento si vendono soprattutto per la moda che cambia ad ogni stagione, grazie anche a crescenti prestazioni.
Ma prima che ci sia qualcosa di nuovo in vetrina, bisogna che sia in conceria. E prima ancora presso le aziende di prodotti chimici, fornitori dei prodotti. Che non si limitano più alle consegne, ma – soprattutto quelle con sede centrale sul territorio – realizzano novità.
Come la Centralchimica, di Castelfranco, per la quale Roberto Carrai annunciò la pelle - della scarpa o della borsa - che cambia colore al sole. E ora il pellame conciato, che come la pelle di una donna, migliora con il trattamento make-up finishing. Non “un trucco, nel senso d’inganno”, ma “il trucco, come abbellimento”, novità Chimontgroup.
Nello show room a Montopoli, il tecnico Remo Petroselli anticipa: «Finora il comparto della conceria era divisa tra coloro che lavorano le pelli al cromo, o le pelli al vegetale. Il mercato sta chiedendo pellame molto competitivo nel prezzo, e che abbia particolari performance di look, e di resistenze meccaniche all’abrasione e alla pioggia. Tuttavia determinati effetti nuovi non si riusciva a farli sulle pelli al cromo, in modo che assomigliassero a quelli del vegetale, perché ogni pelle ha proprie caratteristiche. E nemmeno con le pelli al vegetale si riesce a ottenere determinate resistenze tecniche che ha invece il cromo. Da qui la ricerca per arrivare a un pellame con caratteristiche speciali».
Com’è possibile? «Siamo riusciti a caratterizzare la pelle al vegetale senza togliere il cromo di dentro. Praticamente tale tecnologia esiste, ma dà problemi d’inquinamento in quanto questo cromo va nelle acqua di scarico. Invece non facciamo nessuna operazione chimica del genere, la pelle, di base, rimane com’è, e quando arriva in rifinizione si può lavorare come se fosse al vegetale».
Qual è il vantaggio per i conciatori prima, e i calzaturieri o pellettieri poi?
«Lavorando la pelle al vegetale, il conciatore deve partire per forza dalle pelli grezze, che stanno aumentando di prezzo per la vertiginosa richiesta dei paesi emergenti. Pertanto con difficoltà a reperire la materia prima, e processi di trattamento lunghi perché partono dal pelo. Invece acquistando il conciato al cromo, si può partire dalle pelli semiconciate, per le quali esiste una vasta gamma di qualità e di prezzo, e dunque facilità a reperirle. Il procedimento, che dura 12 ore, le trasforma come se fossero al vegetale.
E poiché sul mercato mondiale c’è maggiore disponibilità di pelli al cromo, anche di scelte basse che possiamo migliorare con il make-up, si risparmia fino al 30%. Ciò vuol dire diventare competitivi in una fascia di mercato, dalla quale finora erano esclusi anche calzaturieri e pellettieri. E ci proponiamo con il Made in Italy, che è un valore nel mondo».
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