La manifestazione
Poggianti, con l’export arrivano anche assunzioni
Nei prossimi mesi serviranno quattro figure per il settore commerciale L’accusa:« Se ci aiutassero a partecipare alle fiere creeremmo più posti»
di Andreas Quirici
PECCIOLI
«Quel che da noi viene disprezzato, all'estero è valorizzato al massimo. Mi riferisco alla manodopera, grazie alla quale riusciamo a realizzare articoli che poi vediamo in tutto il mondo».
Leonardo Poggianti, titolare dell'omonima azienda di camicie di Peccioli quasi si arrabbia pensando alle occasioni perse dal Made in Italy. Dal suo stand a Pitti Uomo a Firenze, parla di quel che potrebbe accadere se ci fosse più sostegno alle imprese. «Penso all'internazionalizzazione, alla partecipazione alle fiere all'estero – spiega – se ci aiutassero davvero ne potremmo fare molte di più, riuscendo a ottenere commesse importanti che poi finirebbero per creare occupazione da noi. Visto che siamo in depressione, pensiamo che tutto il mondo lo sia. Ma all'estero invece hanno i soldi per renderci di nuovo felice. Basta solo andarli a prendere».
L'imprenditore non ha dubbi: «Mica investirei in fabbriche all'estero. Il nostro marchio è completamente Made in Italy e continueremmo a esserlo. D'altra parte gli stranieri vogliono vedere che dietro a una camicia c'è l'artigianalità, la manualità e le idee tipiche della nostra produzione. Apprezzano molto il fatto di poter indossare un capo che dimostra di avere una storia e di essere fatto in maniera praticamente artigianale. E noi, invece, denigriamo la produzione e gli operai fino a quasi pensare di poterne fare a meno. Se penso al tempo che stiamo sprecando mi vengono i brividi». La produzione Poggianti sta tornando ai livelli del 2008, cioè a quel periodo prima della crisi economica in cui la situazione era davvero positiva. «Attenzione però. Il +10% che abbiamo registrato nel 2010 sul 2009, che abbiamo confermato nel 2011 e che confermeremo nel 2012 è frutto di un 80% del fatturato provenente dalle vendite all'estero, perché in Italia non compra più nessuno», ammonisce per poi aggiungere: «Per questo credo che dovremmo studiare percorsi ad hoc per quei settori che dimostrano di poter crescere e che possono aiutare il Pil italiano a migliorare notevolmente. In questa maniera riusciremmo a creare lavoro e occupazione in Italia, facendo ripartire l'economia di casa nostra. L'Italia è fatta di piccole e medie imprese che se riescono ad agganciare i treni giusti non hanno bisogno di fare numeri stratosferici. Basterebbe poco per vedere cambiamenti sostanziali». Intanto Poggianti qualcosa per l'occupazione ha continuato a farla. Nel passaggio tra la vecchia e piccola sede di Forcoli e quella della Fila a Peccioli ha assunto alcune persone per la produzione. «Ora avremo bisogno di circa 4 persone per il commerciale – spiega – perché è su questo che dobbiamo investire. Poi, magari, potremo anche assumere personale per la produzione».
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