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La Sabatini ora punta ai mercati che hanno il “credito di qualità”

 La Sabatini ora punta ai mercati che hanno il “credito di qualità”

PONTEDERA «Stiamo rivedendo le nostre strategie, perché in Italia, ma stiamo anche escludendo mercati come la Grecia e in Spagna non c'è più la qualità del credito». Espressione particolare quella...

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«Stiamo rivedendo le nostre strategie, perché in Italia, ma stiamo anche escludendo mercati come la Grecia e in Spagna non c'è più la qualità del credito». Espressione particolare quella usata da Andrea Giuntini, amministratore delegato dell'azienda di abbigliamento Sabatini di Peccioli che ha Pitti Uomo con due marchi: il suo storico Daks sport e Longhi, quest'ultimo ereditato dall'ingresso nella società da parte della famiglia Romiti, avvenuto qualche mese fa. “Qualità del credito” significa poca capacità di spesa da parte dei paesi indicati, ma anche poche garanzie sul fatto che, alla fine, i capi confezionati vengano pagati per intero. Un problema tipico del momento attuale attraversato dal mondo della moda e comune a tante imprese. Nel caso di Sabatini, però, questo incide su una ristrutturazione interna che comporta il 25% dei 140 dipendenti della fabbrica di Peccioli in cassa integrazione (altrettanti ce ne sono in un altro stabilimento della società in Polonia). «Realizzeremo meno capi – prosegue Giuntini – ma a prezzi più alti. E puntando decisamente all'export, perché qui da noi ormai nessuno compra più come prima articoli di abbigliamento».

Ecco spiegata la necessità di disporre di meno personale a Peccioli per un'azienda che nel 2011 ha comunque registrato un +15% rispetto al 2010, con un 50% di fatturato composto dalla realizzazione di prodotti a marchio proprio e l'altra metà da forniture industriali per griffe come l'inglese Burberry e la francese Joseph. «L'obiettivo del 2012 – dice ancora l'ad – è quello di consolidare il risultato dell'anno appena trascorso, tenendo conto che probabilmente dovremo anche essere pronti a fronteggiare una piccola perdita. Proprio in virtù del fatto che stiamo ristrutturando e ricalibrando i mercati di riferimento».

La strategia è chiara: puntare a mercati dove il denaro circola e in cui il nome dell'Italia nel settore dei beni di lusso è sinonimo di garanzia alla vendita. Si parla ovviamente di Nord Europa, ma anche di Russia, Medioriente e Oriente. «L'idea però – sottolinea ancora Giuntini – è quella di scardinare anche il Sud America, dove esistono realtà in grande e veloce espansione e che possono garantire ordinativi rilevanti, grazie a una capacità di spesa crescente fra i propri consumatori».

La quota del 65% relativa all'export dell'azienda è destinata, quindi, ad allargarsi ulteriormente. E ora c’è un supporto come quello della famiglia di Cesare Romiti, entrata nella compagine sociale con il 18% delle quote. Una notizia data proprio alla fine del 2011, quando Landa Sabatini, presidente dell'azienda pecciolese aveva annunciato ricavi per 39 milioni nel 2010 e quasi 45 nell'anno appena concluso. Numeri importanti che stridono un po' con la cassa integrazione avviata nello stabilimento italiano, ma che la dicono lunga sulle capacità di sviluppo che questa realtà industriale potrebbe avere nei prossimi anni.

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