Il Tirreno

Pontedera

«Abusivi per necessità la guida è il nostro pane»

«Abusivi per necessità la guida è il nostro pane»

Il presidente provinciale di Fita-Cna contro la giungla di divieti e ordinanze L’associazione chiede più attenzione per semplificare e non complicare

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di Manolo Morandini

SANTA CROCE

«Guai a lasciare il camion incustodito». La regola la ricorda Giovanni Capecchi, titolare della Transpecial Capecchi di Santa Croce sull’Arno, una delle principali aziende del settore in provincia, con decine di camion e dipendenti. Una regola che si è fatta più stretta con il dedalo dei divieti di transito ai mezzi pesanti. «Un esempio? La chiusura della Bientinese ci obbliga per ricollegarsi all’autostrada e raggiungere Altopascio a passare da Migliarino Pisano o da Monsummano. Diverse decine di chilometri in più e soprattutto un’altra cinquantina di minuti al volante». Una dilatazione che cozza con il vincolo dei tempi di guida e riposo. «Più di nove ore nell’arco di una giornata, con soste obbligate, non si può viaggiare. Perciò, capita sempre più spesso che non si riesca a rientrare a casa. E che si sia costretti a dormire sul camion».

Capecchi parla sulla scorta dell’esperienza di imprenditore e a nome della categoria, in qualità di presidente di Fita provinciale, la federazione degli autotrasportatori aderente a Cna. Eppure di mezzi pesanti che sfilano sulla Bientinese se ne contano parecchi. «Per adesso c’è chi sfida il divieto e passa comunque. Da abusivo, Anche perché le multe vengono fatte con misura».

La mappa dei divieti alla circolazione dei tir è in continua evoluzione. «Sono provvedimenti che vietano il passaggio su arterie fondamentali per la nostra provincia – dice il presidente Capecchi –. Per esempio la Sp 1 Bientina-Altopascio, l'Aurelia nel tratto pisano o la Sr 206 Emilia nel tratto delle colline costiere. Ma anche la provinciale del Lungomonte, interi tratti di statali come la Sr439, e la 68». Difficile trovare un varco per far circolare le merci. «Interi abitati e relative zone produttive, sono in pratica tagliati fuori dalla viabilità dei mezzi pesanti che sono mezzi di lavoro, anche se certo l'aggravio sugli abitati e sulle zone urbanizzate va tenuto di conto».

Dall’alto della cabina del Tir Capecchi chiede più dialogo. «Dove prima di prendere dei provvedimenti ci si è confrontati si sono trovate le alternative per garantire la circolazione – dice –. È accaduto a Calcinaia, Lari e Crespina. Invece, la Provincia si è intestardita nel mantenimento di un divieto assurdo e non concordato sulla Bientinese». Che aggiunge: «Siamo in attesa della nuova strada, ma con i tempi che corrono e con la scarsità di risorse non c’è da sperare che si tratti di tempi brevi».

Visti dal volante i divieti cozzano con le esigenze di chi dei trasporti ha fatto la sua professione. «Con la Bientinese vietata, per andare da Pontedera a Lucca tra andata e ritorno si impiega almeno un’ora a trenta in più – sottolinea Capecchi –. Per un padroncino abituato a fare tre viaggio al giorno significa doverne fare uno in meno». Un mancato guadagno a cui si sommano le spese per i chilometri in più da percorrere per raggiungere la città del garbo e quelle per il pedaggio autostradale. Altro nodo è la disomogeneità delle ordinanze di divieto. «Dovrebbero essere fatte salve le destinazioni di carico e scarico e i mezzi delle imprese con sedi all’interno delle zone interdette. E con meccanismi automatici di autorizzazione, per semplificare e facilitare i controlli su strada».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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